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Il 29 luglio a Padiglione Italia, Milano Expo 2015, si svolgerà la conferenza dal titolo “Ecosistemi e biodiversità: la ricerca italiana al servizio dei cittadini”, coordinata da Giorgio Matteucci dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Isafom-Cnr).

Obiettivo della manifestazione è illustrare al pubblico i servizi offerti e le ricerche svolte sul territorio nazionale. Verrà presentata la Rete italiana per le ricerche ecologiche di lungo termine (Lter Italia) che studia il legame tra biodiversità ed ecosistemi, analizza la loro evoluzione, la qualità delle acque, gli effetti dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici, la disponibilità di risorse, valutando l'eventuale perdita o alterazione della biodiversità. A differenza di altri Paesi il cui focus è esclusivamente sugli ecosistemi terrestri, la Rete italiana, con i suoi 25 siti e le 70 stazioni di ricerca, è multidominio e comprende ambienti forestali, montani d'alta quota, lacustri, di transizione, costieri e marini. Ne fanno parte anche i siti extraterritoriali delle basi di ricerca del Cnr in Antartide e sull'Everest. I siti nelle aree marine hanno rilevanza per la pesca, mentre quelli nelle zone forestali sono importanti per il legno e altre risorse primarie.

Si parlerà inoltre della e-infrastructure (infrastruttura virtuale) Lifewatch, una delle tre condivise a livello europeo, il cui Centro servizi si trova in Italia, che si occupa di rendere disponibili i dati sulla biodiversità, fornendo servizi di esplorazione ed elaborazione dei dati a ricercatori e gestori delle risorse ambientali.
Il Cnr, assieme ad altri partner di LTER-Italia, sta inoltre creando percorsi a piedi o in bicicletta, che possano essere proposti alla popolazione non solo come percorsi di eco-turismo, ma specialmente come occasioni per conoscere il nostro Paese, il suo valore e le sue fragilità ecologiche, partecipando ad iniziative e progetti di citizen science, in cui i cittadini sono chiamati in prima persona a svolgere osservazioni o misure, e analisi dell'ambiente. Durante il corso dell’evento saranno presentati i tre percorsi pronti al momento: in bicicletta dalla costa Adriatica del Molise al Golfo di Napoli, effettuato per la prima volta tra il 29 giugno e il 7 luglio; a piedi dal Monte Velino al Gran Sasso, che partirà proprio il 29 Luglio; a piedi dall’Istituto Scientifico Mosso sul Monte Rosa al Lago Maggiore, che si svolgerà a fine Agosto 2015.
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Mercoledì 29 luglio dalle 14.30 alle 18.00 a Padiglione Italia, Milano Expo 2015, si svolgerà la Conferenza

Ecosistemi e biodiversità: la ricerca italiana al servizio dei cittadini

A cura di Giorgio Matteucci
Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (ISAFOM)

Ricercatori ecologi italiani, impegnati nelle Ricerche Ecologiche di Lungo Termine sugli ecosistemi (Rete LTER-Italia) e la biodiversità (LifeWatch), percorrono assieme ai cittadini tre itinerari di divulgazione scientifica, come eventi di comunicazione della scienza a EXPO 2015, patrocinati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
"Stiamo organizzando (...) una sorta di via Francigena della ricerca sugli ecosistemi. In Italia ci sono 70 siti, e stiamo creando percorsi da fare a piedi o in bicicletta, che possano essere proposti alla popolazione non solo come percorsi di eco-turismo, ma specialmente come occasioni per conoscere il nostro Paese e il suo valore e le sue fragilità ecologiche, partecipando ad iniziative e progetti di citizen science ed analisi dell'ambiente."


Sugli Appennini Centrali dal Velino al Gran Sasso: l’avventura della biodiversità

Nell’ambito di EXPO2015 ricercatori ecologi propongono un percorso a piedi dal Monte Velino al Gran Sasso per raccontare l’ambiente appenninico tra Riserve, Parchi Nazionali, storia e cultura. I partecipanti saranno accompagnati da botanici, ornitologi e geologi lungo tutto il percorso; la giornata conclusiva del 1° agosto, sul Gran Sasso, vedrà uniti ricercatori, naturalisti dilettanti e volontari in uno studio intensivo sul campo (un “Bioblitz”), per determinare in 24 ore continuate tutte le specie vegetali e animali che vivono nell’area, contribuendo così alla definizione dello stato della biodiversità.



PROGRAMMA:
14:30  Le ricerche ecologiche di lungo termine (LTER) su ecosistemi e biodiversità
Introduce e conduce Cristina Serra, giornalista scientifica
Studiare la nostra “casa” alla scala delle nostre vite
Caterina Bergami, CNR-ISMAR, Bologna
Reti LTER: finestre aperte sui cambiamenti ambientali
Giorgio Matteucci, CNR-ISAFOM, Roma 
 
15:00 Biodiversità, bene comune 
LifeWatch infrastruttura virtuale di ricerca
Alberto Basset, Università del Salento, Lecce
Gli alieni sono fra noi!
Giuseppe Corriero, Dipartimento di Biologia, Università di Bari
DNA: lo straordinario mondo dei microbi rivelato
Monica Santamaria, CNR-IBBE, Bari 

15:30 Ecologia, biodiversità e tempo: problematiche ambientali nei siti della rete LTER e in LifeWatch
Le vette delle Alpi e degli Appennini: formidabili sensori dei cambiamenti ambientali
Michele Freppaz, NatRisk-DISAFA, Università di Torino
Le foreste: fattore di equilibrio per l’uomo e per il clima
Renzo Motta, NatRisk-DISAFA, Università di Torino  
I laghi, riserva di vita
Marina Manca, CNR-ISE, Verbania
Le nostre dune costiere, risorse o pattumiere?
Alicia Acosta, Dipartimento di Biologia, Università di Roma 3
Il pesce grande mangia il pesce piccolo...e poi?
Maria Grazia Mazzocchi, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli
Il buono, il bello e il cattivo
Lea Roselli, Università del Salento, Lecce

16:30 Cittadini e ricercatori in cammino fra i siti per osservare e conoscere ecosistemi e biodiversità

Mesothalassia: ciclo-staffetta ecologica dalle dune del Molise al Golfo di Napoli
Domenico D’Alelio, Stazione Zoologica Anton Dohrn, Napoli
Sugli Appennini Centrali dal Velino al Gran Sasso, l’avventura della biodiversità
Bruno Petriccione, Corpo Forestale dello Stato
Rosa…azzurro…verde! Eco-staffetta tra i siti LTER dal Monte Rosa al Lago Maggiore
Paola Carrara, Alessandro Oggioni, Laura Criscuolo, CNR-IREA, Milano; Michele Freppaz e Margherita Maggioni, NatRisk-DISAFA, Università di Torino; Michela Rogora e Angela Boggero, CNR-ISE, Verbania

Chiusura a cura di Cristina Serra

Il 22 luglio alle ore 14.30 al Conference Centre di Milano Expo, si terrà la conferenza:
UN MODELLO DI PRODUZIONE SOSTENIBILE PER LA FILIERA LATTIERO – CASEARIA organizzata dal Dipartimento di scienze bio agroalimentari del Consiglio nazionale delle ricerche.

La produzione lattiero-casearia italiana è di assoluto livello europeo sia per quantità che per qualità. La Lombardia, in particolare, è la regione Italiana con la maggiore produzione di latte e formaggi e il più alto numero di allevamenti bovini e numero di capi per allevamento. Vanta inoltre una ricca gamma di produzioni
di formaggi DOP. L’interesse all’adozione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile impone una rivisitazione delle modalità di produzione e di gestione che trova già ampi riscontri nell'ambito delle ricerche che verranno descritte nella conferenza.

Durante l’evento la trattazione toccherà diversi aspetti, tra i quali: alimentazione animale, uso di fertilizzanti ottenuti dal riciclo dei reflui zootecnici e dagli scarti, variabilità alimentare e dei suoi effetti sul benessere animale e sulla qualità delle produzioni, riduzione dell'impatto ambientale e del consumo di energia.

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14.30 Saluti istituzionali
Moderatore: Diego Breviario IBBA-CNR

14.15 Dai mangimi al prodotto: qualità e sicurezza lungo la filiera di produzione lattiero casearia
Mike Gooding FAI Farms Ltd

14.45 Impatto della tecnologia sul miglioramento genetico delle vacche da latte in allevamenti intensivi ed estensivi: verso obiettivi comuni 

Filippo Biscarini Parco Tecnologico Padano
Ben Hayes Victorian Department of Environment and Primary Industries
Alessandra Stella IBBA-CNR
Bianca Castiglioni IBBA-CNR 

Mario Luini IZSLER

15.25 Nuovi metodi di tracciabilità a garanzia della qualità del formaggio Parmigiano Reggiano DOP
Valentina Pizzamiglio Consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano,  
Diego Breviario IBBA-CNR
Roberto Consonni ISMAC-CNR

15.55 Biodiversità microbica e sicurezza dei formaggi a latte crudo
Elena Dalzini IZSLER
Jozsef Baranyi Institute of Food Research
Milena Brasca ISPA-CNR
Fabio Dal Bello Sacco s.r.l.
Diego Mora Università degli Studi di Milano

16.40 Il latte come elemento funzionale: biopeptidi e prevenzione della carie
Alessandra Majorana Università degli Studi di Brescia
Stefania Chessa IBBA-CNR
Maria Luisa Callegari Università Cattolica del Sacro Cuore

17.10 Reflui: dalla gestione sostenibile ai fertilizzanti rinnovabili
Giuliana D'Imporzano Università degli Studi di Milano
Marcella Guarino Università degli Studi di Milano
Davide Gardoni Università degli Studi di Milano

17.40 Modello per la valutazione delle produzioni casearie lombarde di eccellenza
Giovanna Battelli ISPA-CNR
Maddalena Zucali Università degli Studi di Milano

17.55 La filiera del latte dal foraggio al formaggio: presentazione della demo farm zootecnica
Franco Gerevini SIVAM S.p.A.

17.05 Conclusioni
Mike Gooding FAI Farms Ltd 

Droni, sensori ottici e gps sono il set tecnologico mutuato dal mondo militare a vantaggio dell’agricoltura di ‘precisione’ capace di ottimizzare gli interventi agronomici e soddisfare il fabbisogno idrico e nutrizionale delle colture, evitando sprechi per un uso sostenibile di risorse. Se ne parla in un evento organizzato il 22 luglio dal Consiglio nazionale delle ricerche all’Expo di Milano.

Ottimizzazione della resa agricola e della gestione delle risorse per la sostenibilità delle coltivazioni: è l’obiettivo dell’agricoltura di precisione che mutua tecnologie dal campo militare per rispondere al fabbisogno di acqua, concimi e fertilizzanti di ogni piantagione o di ogni singola pianta, evitando sprechi di risorse naturali nel rispetto dell’impatto ambientale. Droni, sensori ottici e gps sono gli strumenti di lavoro del contadino del futuro per rilevare il grado di umidità del terreno, per controllare la crescita e la salute delle piante. “Un vigneto o un campo di mais, soprattutto se sono molto estesi, non sono un'unica entità ma la somma di tanti piccoli appezzamenti coltivati con la stessa coltura. In uno stesso campo possiamo trovare condizioni di suolo, meteorologiche, di esposizione solare, di topografia anche molto differenti tra loro”, spiega Alessandro Matese ricercatore dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinatore dell’evento: ‘Agricoltura di precisione e uso sostenibile delle risorse’ che si tiene mercoledì 22 luglio, alle ore 10.00, al Teatro della Terra – Biodiversity Park dell’Expo di Milano. L’evento è stato concepito come un ‘laboratorio’ nel quale fare il punto della situazione sull’utilizzo e la diffusione di tali strumentazioni hi-tech in Italia, chiamando a confronto il mondo della ricerca e quello dell’impresa. Durante la giornata verranno presi in considerazione diversi settori di applicazione della ‘agricoltura di precisione’: si inizia con la filiera vitivinicola per illustrare successivamente quella orticola e cerealicola.
“L’agricoltura di precisione è generalmente definita come un sistema integrato di informazioni e metodologie progettato per aumentare l’efficienza e la produttività dell’azienda, basato sull’esistenza di una variabilità spaziale e temporale tra sistemi agricoli e all’interno degli stessi; utilizzando strumenti di monitoraggio si ottiene una gestione sito-specifica nel rispetto delle reali necessità delle colture”, continua Matese. Addio al sopralluogo palmo a palmo delle distese di terreno: per l’agricoltore scendono ‘in campo’ stazioni meteorologiche, sensori wireless per la caratterizzazione del suolo, pistole che monitorano la temperatura, vari strumenti di telerilevamento, come immagini satellitari o scattate in volo da droni, che restituiscono al computer o sullo smartphone una serie di informazioni per intervenire in maniera mirata sui campi. Elaborati i dati con tecniche geostatistiche, si arriva a definire quali siano le esigenze per una determinata pianta, o una microarea, trattando in modo selettivo l’appezzamento.
I trattori ad esempio servendosi a loro volta del gps possono distribuire più o meno concime o pesticidi in una zona rispetto ad un’altra. “Per esempio sono ormai disponibili delle vendemmiatrici a rateo variabile, cioè in grado di selezionare l'uva migliore mettendola in un cassone separato. In Francia hanno sviluppato anche un trattore capace di operare potature differenziate: in base ai dati raccolti, la macchina sa dove potare più o meno una pianta”.
Nonostante i notevoli vantaggi dell’agricoltura di precisione, in Italia manca una informazione approfondita. “L'idea di organizzare questo evento mi è venuta due anni fa, partecipando alla European Conference on Precision Agriculture. C’erano ricercatori da tutto il mondo, ma solo pochi italiani. L’evento sarà un'occasione di confronto sulle esperienze pilota e le buone pratiche nel settore e per rispondere meglio alla domanda che viene dal mondo dell’impresa in termini di innovazione e sostenibilità” conclude Matese.


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Il 22 luglio ore 10.00 al
Teatro della Terra – Biodiversity Park Milano Expo 2015 si avrà luogo il

Laboratorio "Agricoltura di precisione e uso sostenibile delle risorse"

Coordinato da Alessandro Matese dell’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr).

L’agricoltura di precisione, l’insieme di metodologie, analisi e processi per la gestione sito-specifica dei sistemi colturali, è al centro di questo evento il cui obiettivo è favorire la collaborazione tra ricerca e aziende. “Il nostro è un ambito molto applicativo”, afferma Alessandro Matese. “Se è vero che è compito della ricerca inventare, solo gli imprenditori sanno cosa può realmente servire e cosa no”.

Grazie ai sensori a terra e di caratterizzazione del suolo, alle stazioni meteorologiche e agli strumenti di telerilevamento, come immagini satellitari o scattate dai droni, è possibile monitorare le diverse aree e capire come massimizzare la resa agricola e i profitti, riducendo i costi, evitando trattamenti inutili, dannosi e inquinanti, per una maggiore sostenibilità delle coltivazioni.

AGENDA

SALUTI
Francesco Loreto - Direttore - Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari CNR
Antonio Raschi - Direttore - Istituto di Biometeorologia CNR

INTRODUZIONE
Francesco Morari (DAFNAE - Università di Padova)
Titolo: Agricoltura di precisione in Italia: Stato dell’arte della ricerca scientifica,

FILIERA VITICOLA
Marco Vieri (GESAAF - Università di Firenze)
Viticoltura di precisione
Giancarlo Spezia (Tecnovict)
Tecnologie in viticoltura di precisione
Renzo Cotarella (Marchesi Antinori)
Esperienze di viticoltura di precisione

FILIERA ORTICOLA
Claudio Belli  (Terrasystem - spin off dell’Università degli Studi della Tuscia)
Nuove tecnologie di monitoraggio
Alfredo Citelli (GST Italia)
Irrigazione di precisione
Alessandro Tiozzo (Ortosole)
Titolo: Esperienze di orticoltura di precisione,

FILIERA CEREALICOLA
Marco Miserocchi (Spektra Agri)
Agricoltura di precisione e sostenibilità
Giovanni Chiò (Azienda Battioli Paola)
Riso Preciso 
Emilio Ferrari (Barilla G. e R. Fratelli)
La filiera Barilla del Grano Duro, prospettive e sinergie con l’agricoltura di precisione

CONCLUSIONI E DIBATTITO
Fabio Volpe - Telespazio / e-Geos - Gruppo Finmeccanica
Michele Pisante - Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali - Università di Teram


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Su come i pedologi debbano tornare attori primari nella salvaguardia della risorsa suolo 

Il Gruppo Suolo Europa del Forum Salviamo il Paesaggio e Difendiamo i Territori: suolo.europa@gmail.com

Un articolo pubblicato nel 1997 poneva la questione se considerare la pedologia morta e sepolta [1]. Provocatoriamente la domanda sollecitava i pedologi a “uscire” dalla loro dimensione scientifica che a quel tempo rifiutava tutte "contaminazioni". Per fortuna in questi quasi venti anni c'è stato uno sforzo per inglobare nel ruolo della pedologia il compito di definire l'estensione, la distribuzione, le proprietà, l'idoneità e la vulnerabilità dei suoli come base per la gestione sostenibile del territorio. La pedologia è riuscita così ad uscire dal proprio isolamento scientifico. Prima la definzione di un approccio olistico alla scienza del suolo (lanciato a livello internazionale dai ricercatori europei sostenuti dalla Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea) e poi un numero sempre maggiore di ricerche integranti e innovative permettono oggi a pianificatori e politici [2] di disporre di utili elementi decisionali.

Va tutto bene allora?

Purtroppo no, siamo ancora in una situazione nella quale le decisioni sull’uso del suolo, del territorio e del paesaggio sono prese indipendetemente dai dati scientifici sul degrado e la perdita di fertilità della risorsa suolo. Il dibattito che in Italia si trascina per ottenere una legge sul suolo ne è la dimostrazione. Urge assegnare una nuova responsabilità ai ricercatori e scienziati del suolo, quella di divenire attori nella pianificazione del territorio. Per primi essi devono assumersi la responsabilità di proteggere il suolo per le generazioni presenti e future - ricordiamo che queste ultime non consumano e non votano e quindi vengono raramente prese in considerazione -.

Da dove iniziare?

Dall’imporre il Suolo come bene comune il cui uso sostenibile è inserito nel contesto del territorio e del paesaggio in cui si trova. Se si vuole una società economicamente praticabile nel corto periodo e ecologicamente sostenibile nel lungo, va da sé che l’interazione degli aspetti biofisici e socioeconomici li rende fra loro inscindibili. Ed è proprio in questo tipo d’approccio che l’essere umano ha la totale responsabilità nel determinare il degrado o la salvaguardia del suolo per le generazioni future.
Imporre è una parola drastica, ma non possiamo più permetterci di usare eufemismi. I dati sulla perdita di suolo fertile in Europa e nel mondo sono inconfutabili. La situazione di degrado e di occupazione dei suoli in EU ha assunto dimensioni oltremodo drammatiche e insostenibili: tra il 1990 e il 2000 si stima una perdita di superficie di suolo pari a 275 ha al giorno; tra il 2000 e il 2006 si è avuto un ulteriore incremento della perdita del 3%. Ciò ha comportato una perdita di produzione agricola equivalente a 6,1 milioni/anno di tonnellate di grano solo nel periodo 1990-2006 [3].
La Commissione Europea da anni denuncia il degrado e la cementificazione dei suoli su tutto il territorio europeo. Già nel 2006 aveva predisposto una strategia tematica per la protezione del suolo [4]. Essa aveva come obiettivo di proteggere il suolo consentendone un uso sostenibile, attraverso la prevenzione da un ulteriore degrado, la tutela delle sue funzioni e il ripristino dei suoli degradati. In altre parole, la strategia tematica proponeva misure destinate a proteggere il suolo e a preservarne la capacità a svolgere le funzioni ecologiche, economiche, sociali e culturali che gli sono proprie. Ricordiamo che essa si basava su quattro pilastri: i) l’istituzione di un quadro legislativo volto a proteggere e utilizzare i suoli in modo sostenibile; ii) l’integrazione della protezione del suolo nelle politiche nazionali e comunitarie; iii) il rafforzamento della base di conoscenze; iv) una maggiore sensibilizzazione del pubblico.
Dopo otto anni, passati senza riuscire a ottenere un accordo per la sua adozione ufficiale da parte degli Stati Membri, la Commissione, nell’aprile 2014, ha deciso di ritirare la proposta di direttiva.
La necessità di una strategia europea per la protezione del suolo non è da dimostrare. Di fronte all’impasse europeo incombe alla società civile organizzarsi. Senza una forte spinta da parte dei cittadini e di chi li rappresenta, la Commissione Europea non sormonterà gli ostacoli che da otto anni vengono posti dagli Stati Membri. Tocca quindi ai cittadini europei e alle loro associazioni il compito di essere attori primari e prendere le iniziative necessarie a promuovere dal basso la protezione dei suoli a livello europeo. Inoltre, dal 2009 i cittadini europei hanno il diritto di proporre legislazioni comunitarie. Le associazioni della società civile (CSOs) portatrici di interessi diffusi devono porsi l'obiettivo di indirizzare le funzioni legislative dell’UE su suolo, territorio e paesaggio. Contemporaneamente urge migliorare la formazione e aumentare la consapevolezza e la presa di responsabilità da parte dei decisori politici e degli attori locali che devono applicare le normative nazionali ed europee esistenti.
Serve un quadro di riferimento comune a tutti i paesi membri dell’UE, senza il quale si avranno situazioni insostenibili a seconda dei vari scenari nazionali. L’Italia o la Svezia o Cipro non possono considerarsi “autonome” quando é a rischio la sicurezza alimentare e ambientale dei loro territori e delle loro popolazioni.

Questo è il contesto in cui, all’interno del Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori (SIP), si è costituito un gruppo di volontari, Gruppo Suolo Europa (SIP-GSE), per verificare la possibilità di intraprendere azioni di salvaguardia del suolo a livello italiano e europeo. Tale verifica, fatta con contatti personali e in vari convegni, ha evidenziato che già esiste una forte richiesta di azioni a livello europeo per far ritornare il suolo come elemento prioritario dell’agenda europea. Partendo da queste esigenze, il 18 giugno in un convegno specifico tenutosi all’EXPO di Milano, é stata lanciata l’azione europea People4Soil 5 cui il SIP-GSE ha formalmente aderito.

Concretamente

Le azioni che il SIP-GSE si propone di concretizzare nell’ambito della People4Soil in stretta collaborazione con le associazioni europee e italiane che aderiranno sono:

1) Proposta di direttiva europea basata sull’iniziativa popolare (ICE);
2) Strumenti di comunicazione per diversi livelli (mondo scolastico, politici, responsabili decisionali, accademici, imprenditori edili, agricoltori …);
3) Piattaforma di comunicazione e di informazione (media e grande pubblico);
4) Preparazione di strumenti per controllare le decisioni delle autorità locali (comune, provincia e regione);
5) “Marcare” gli eletti nei parlamenti nazionali e europei (azione in cui sottolineare l’importanza e il ruolo della associazioni aventi radicamento territoriale);
6) Realizzazione di strumenti specifici di comunicazione, come ad esempio un social movie sul suolo e per l’Italia e per l’Europa creato con l’interazione via reti sociali;
7) Organizzare una riunione prima della fine dell’anno (in concomitanza con la fine del Soil Year in dicembre?) con le associazione europee interessate, per definire una roadmap e le relative strutture di analisi - controllo compartecipate;
8) Altre azioni identificate congiuntamente su proposta delle associazioni aderenti.

E’ evidente che tale impostazione non può essere affrontata solo dal gruppo SIP-GSE. Per questo é stato lanciato l’appello “Angeli del Suolo” 6. Una chiamata “alle armi” cui stanno aderendo volontari e associazioni.

La strategia comunitaria

Per marciare assieme verso uno stesso obiettivo abbiamo bisogno di definire un quadro comune. A tale scopo è necessario raccogliere le idee da convogliare nella discussione a livello italiano e europeo. L’obiettivo finale è formulare gli elementi fondanti di una nuova proposta di direttiva europea sul suolo.

Ecco schematicamente i punti che consideriamo particolarmente importanti:
  • Suolo bene comune ambientale che appartiene alle generazioni future;
  • Salvaguardia dei valori ecologici, sociali e culturali del suolo, del territorio e del paesaggio;
  • Suolo, territorio, paesaggio come interesse pubblico e generale (utilità sociale) che sovrasta l’interesse privato (concetto contenuto nella nostra Costituzione);
  • Valorizzazione di suolo, territorio e paesaggio; insieme a definizione dei costi diretti e indiretti del degrado o della perdita;
  • Responsabilità e solidarietà verso i più demuniti (poveri), i più distanti (glocalizzazione: land grabbing), i più indifesi;
  • Promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, nonchè tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico (dall’art. 9 della costituzione italiana);
  • Identificazione della difesa giuridica del suolo, del territorio e del paesaggio: a livello locale, nazionale, Europeo (ad es. modificazione del mandato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente);
  • Lotta all’utilizzazione di terreni a meri fini speculativi o da parte di organizzazioni criminali (es. Terra dei Fuochi);
  • Grande azione di comunicazione e di informazione sull’importanza di suolo, territorio e paesaggio per la vita presente e futura, attraverso linguaggi e dimostrazioni adeguati a ogni gruppo target;
  • Introduzione del controllo democratico onesto e lungimirante su suolo, territorio e paesaggio (basato sui concetti della sostenibilità) da parte delle organizzazioni della società civile (incluso dialogo con le associazioni di agricoltori, costruttori, pedologi, …);
  • Sostegno di amministratori locali, nazionali, europei determinati ad affrontare problemi relativi all’occupazione e impermeabilizzazione dei suoli; formazione degli altri attori pubblici alla salvaguardia di suolo territorio paesaggio (“marcare - nel senso sportivo del termine - un politico”);
  • Pianificazione territoriale basata su un approccio democratico e trasparente (informazione e partecipazione), vincolato all’approvazione degli abitanti delle aree interessate;
  •  Concentrazione dello sviluppo territoriale solo in aree già urbanizzate o dismesse.
Questo è quanto proponiamo alla base del lancio del movimento che converge in People4Soil. Lo strumento da usare è il dialogo e la partecipazione. Ci prefiggiamo di arrivare alla proposta di direttiva popolare europea tramite un coinvolgimento diretto dei cittadini in tutte gli Stati membri dell’UE, in particolare discutendo e comunicando con i “non addetti al lavoro” e facendo in modo che la cerchia di persone che si occupa della risorsa suolo sia sempre più vasta e responsabile. Il treno si è messo in moto con l’intenzione di concretizzare il lancio della campagna prima della fine di questo anno 2015, consacrato dalle Nazioni Unite al Suolo. Il 2016 potrebbe quindi essere l’anno per raccolta ufficiale delle firme.

Se non vogliamo che la pedologia torni a essere argomento “morto e sepolto”, i ricercatori e gli scienziati del suolo devono partecipare concretamente a questo movimento della società civile che si prefigge il cambiamento delle politiche afferenti al suolo a livello locale nazionale e europeo. In altre parole coloro che hanno per missione di toccare il suolo, devono aiutare le associazioni della società civile a sporcarsene le mani.



Bibliografia

1 Is pedology dead and buried? - L. R. Basher - Australian Journal of Soil Research 35(5) 979 - 994 (1997) 
2 Recuperiamo Terreno – Analisi e prospettive per la gestione sostenibile della risorsa suolo – Michele Munafò e Marco Marchetti - FrancoAngeli Editore - 2015
3 http://ec.europa.eu/environment/soil/pdf/guidelines/IT%20-%20Sealing%20Guidelines.pdf
4 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2006:0231:FIN:it:PDF
5 http://www.people4soil.eu/index-en.php
6 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2015/06/un-appello-urgente-per-gli-angeli-del-suolo/
Il 17 luglio alle ore 13.30 a Piazza Irpinia, Milano Expo 2015, il CNR presenta i primi risultati di ‘Future for food, Food for future’, l’iniziativa che ha permesso di raccogliere aspettative, speranze, timori legati al futuro dell’alimentazione di esperti e cittadini comuni. Si può contribuire on line fino al 31 ottobre

Necessità di investire in qualità delle materie prime, filiere agricole biologiche, educazione alimentare, ma anche paure per le problematiche ambientali e di salute derivanti dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dall’uso incontrollato di sostanze chimiche dannose, dalla perdita di biodiversità. 

È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dalla prima, parziale valutazione dei questionari compilati nell’ambito del sondaggio di (F4F)2, acronimo di 'Future for Food and Food for Future’, iniziativa promossa dal Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito di Expo 2015, al centro dell’evento ‘Il futuro dell’alimentazione e l’alimentazione del futuro’ in programma domani, venerdì 17 luglio 2015, presso piazza Irpinia (ore 13.30). 

“Il sondaggio ha coinvolto sia ricercatori ed esperti sia persone comuni, che da diversi Paesi – non solo l’Italia – hanno espresso aspettative, speranze e timori sul cibo e la disponibilità alimentare nella società di domani” spiega Marco Padula dell’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr di Milano, tra gli ideatori dell’iniziativa. “A fine ottobre, quando il sondaggio sarà chiuso, potremo effettuare previsioni e analisi degli orizzonti attesi nei prossimi 20-30 anni”. 

Tra gli elementi su cui è maggiormente focalizzata l’attenzione dei partecipanti al sondaggio, la forte preoccupazione espressa per gli scarsi controlli sulle ‘lobby del cibo’ e per i cambiamenti climatici che rendono ulteriormente difficile la pianificazione di metodologie agricole sostenibili. Oltre la metà dei contributi, tuttavia, intravede scenari di crescita grazie a un auspicato ‘cambio di mentalità’: “Molti intervistati sottolineano la necessità di una cultura alimentare basata su una maggiore consapevolezza del ‘benessere alimentare’, in cui una dieta sana si unisce alla capacità di autoproduzione di alimenti, ad esempio sfruttando nuovi spazi urbani. Altri ancora puntano alla sicurezza, esprimendo l’esigenza di una migliore tracciabilità degli alimenti e sistemi di packaging più sicuri e ‘amici dell’ambiente’”, prosegue il ricercatore. 

Il sondaggio (F4F)2 rimarrà on line sul sito http://f4f.cnr.it/ fino al 31 ottobre 2015 (accessibile anche da smartphone con Qr code e web app sviluppata da Davide Di Pasquale dell’Itc-Cnr). Nell’ideazione e organizzazione sono coinvolti anche Sabato D'Auria e Maria Staiano dell’Istituto di scienze dell’alimentazione; Elisabetta Punta dell’Istituto di elettronica e di ingegneria dell’informazione e delle comunicazioni; Angelo Volpi dell’Ufficio attività e relazioni con istituzioni europee, ed esperti della Commissione Europea.

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Fig.1 Panorama di Bertinoro, fonte web
Paesaggio ed economia: il senso del luogo e l'analisi dei costi nei processi progettuali

Letizia Cremonini, Architetto PhD


Il paesaggio è una disciplina sovra ordinante rispetto a tutte le altre? Sì. Sono tutte fondamentali allo stesso modo, ma il paesaggio permette fra loro un dialogo, in quanto porta nella sua definizione il rapporto stretto fra l'individuo e il territorio. Tale rapporto si esplicita nel processo cognitivo insito in ogni individuo, che porta alla nascita del senso del luogo
La disciplina del paesaggio non cerca una gerarchia, al contrario cerca un dialogo alla pari e la cooperazione fra tutte le discipline coinvolte, ciascuna rispetto al ruolo che riveste. Il paesaggio è sia nei processi progettuali - Azioni/comportamenti - che nei loro prodotti - forme/nuovi comportamenti. E' un sistema complesso che influenza ed è a sua volta influenzato, da pro­cessi innovativi. Si può dire che ne è il detonatore, attraverso il suo progetto, ma anche il nuovo risultato. Tutto parte dal luogo e dai nuovi bisogni degli individui che lo abitano. Ma ciò che può garantire la non obsolescenza del luogo è la trasmissione di comportamenti etici che inneschino quei processi educativi in un’utenza consapevole del fatto che il raggiungimento/mantenimento della qualità implica lo sposare un approccio sostenibile in cui bellezza, funzione e rispetto per l’ambiente sono un unico diritto. Tale concetto diviene importante (se non fondamentale) attualmente. E' dal 1987 (WECD-World Commission on Environment and Development) che l'Unione Europea ha selezionato lo sviluppo sostenibile quale strategia di pensiero/politica per risolvere le problematiche delle città europee, per perseguire una migliore qualità di vita (concetto quest'ultimo introdotto alla fine degli anni 50 del 1900). Il concetto di sviluppo sostenibile evidenzia la necessità di mantenere le risorse naturali e l'ambiente naturale come prerequisito essenziale per lo sviluppo di ogni attività economica, per raggiungere il benessere. Si noti bene la data.. 1987.
Figura 2. Schema della qualità della vita e della sostenibilità. Fonte: ICLEI, 2008.

Il paesaggio e l'economia sostenibile

Secondo lo sviluppo sostenibile la valutazione della dimensione economica non riguarda solo i costi in termini di bilancio fra perdite e guadagni, ma anche i costi ambientali, sociali e umani di ogni sistema e ciclo produttivo in genere. L’efficienza economica riassume tale concetto e pone l’attenzione sul costo globale, che riguarda l’impatto delle scelte rispetto ai costi di investimento, di funzionamento futuro, di manutenzione, di durata del prodotto, di rischio ambientale nella produzione, integrando per ogni ipotesi progettuale il quadro dei costi in energia, acqua, inquinamento (effettuato o evitato), etc... . In particolare in ambito edilizio è stata emanata la norma ISO 15686, con riferimento a un metodo per se­lezionare le scelte atte a raggiungere gli scopi degli stakeholder, dove le opzioni proposte sono differenti nei loro costi finali, ma anche in quelli operativi, precedenti e successivi, quindi di manutenzione e di rinnovo nel tempo di vita del bene. Tale metodo è il Life Cycle Costing, il relativo costo globale è detto Life Cycle Cost (oppure Whole Life Cycle Cost), e la sua analisi Life Cycle Cost Analysis oppureLife Cycle Analysis (LCA). Tendenzialmente la filiera di ogni prodotto deve essere il più possibile locale (corta), così da evitare l’incre­mento di CO2, per esempio, e contribuire al miglioramento del quadro di vita degli utenti prossimi. Si ricerca l’equità sociale in termini di distribuzione di reddito, stabilità dei prezzi, di sistema fiscale.
Ogni processo deve essere rapportato nel lungo periodo, con un’evoluzione dei benefici che porterà all’area, ma anche delle probabili difficoltà - come suggerisce l'Analisi SWOT. In quest’ottica il peso che hanno il processo produttivo e le scelte si connettono alla dimensione ambientale, anche in termini di irreversibilità operativa.
In questa nuova concezione valutativa si può comprendere l’attenzione da porre alla reda­zione del piano progettuale di un luogo, che deve tener presente i processi produttivi di ogni componente, nonché le singole dinamiche rispetto al sistema della città e del ter­ritorio. Ogni ente e impresa coinvolti nel processo, che siano essi investitori, costruttori, fornitori di materiale o di servizi, devono sposare quest’ottica, e garantirne l’esito per la parte di loro competenza.
Figura 3. The Competitiveness tree: drivers of urban competitiveness. Source: State of European Cities Re-port, Adding value to the European Urban Audit, European Union Regional Policy, May 2007, tratto da http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/studies/pdf/urban/stateofcities_2007.pdf il 26-5-2010.
La percezione del paesaggio

Nella sua definizione “cognitiva” il paesaggio viene a essere l’interfaccia (collegamento) di scambio fra territorio, ambiente e uomo, cioè fra l’uomo e le sue risorse.

Figura 4. Paesaggio come interfaccia fra organismi ed ecosistema.

“Il paesaggio è contemporaneamente elemento percepito ed elemento auto costruito [1]” e la sua funzione si esplicita in reazioni continue fra ciò che viene percepito e le relative mutazioni di comportamento corrispondente. La percezione “è intesa come processo re­lativo all’uso dei sensi ed alla loro successiva elaborazione cognitiva, ed è il meccanismo attraverso il quale l’individuo (principale attore) estrae il paesaggio dalla complessità eco­logica. Il paesaggio è a sua volta depositario di informazioni essenziali per gli organismi (individui) per poter aver accesso alle risorse [2]”. L’individuo risponde all’informazione in tre modi: può rimanere neutro, perché non la percepisce; può percepirla con gli organi di senso (percezione – sfera individuale); può conoscerla o riconoscerla (cognizione – sfera pubblica). Quest’ultima fase è detta “di apprendimento”, che risulta fondamentale per evol­vere e per interpretare in modo adeguato l’informazione. Si entra in questa sfera pubblica quando comunichiamo con altri individui. Siamo eguagliati tutti da un comune percepire, e poi gradualmente si creano le condivisioni di valori, e anche le distinzioni. Tramite la co­municazione e il paragone, che sono mezzi per apprendere, si riscontrano le diversità. Ed è la sfera pubblica che ci permette questo salto evolutivo, poiché impariamo osservando il comportamento degli altri individui, portatori e divulgatori della loro esperienza.
Il paesaggio ha una configurazione spaziale, e le sue componenti (materiali/forme e immateriali/comportamenti) assumono si­gnificati per l’osservatore, che sono in realtà quelle informazioni dell’ecosistema complesso rese utilizzabili da un osservatore. E' grazie alla cognizione che si possono comprendere e distinguere funzioni e relazio­ni fra gli elementi. Quindi il paesaggio diventa la chiave di lettura e accesso alle risorse. E la selezione delle configurazioni spaziali se dipende inizialmente dal caso, poi diviene gradualmente una scelta consapevole dovuta a un ottenimento di accesso alla risorsa nel modo considerato più coerente per i valori stabiliti dal singolo o dalla collettività. Cosicché la scelta consapevole diventa abitudine. Quindi il paesaggio deve essere per forza cono­sciuto e utilizzato, e ciò implica il senso del luogo, l’identità. Si è di fronte al “processo di paesamento”. Questa scelta consapevole significa che l’individuo cerca attivamente quella configurazione spaziale che lo conduce alla risorsa [3] che risponde maggiormente ai suoi bisogni e valori. L’insieme di queste configurazioni spaziali selezionate dall’individuo sono il suo paesaggio.
Bisogna notare che quando un essere umano seleziona una configurazione spaziale, per lui diviene importante non solo la qualità della risorsa alla quale pone attenzione in quel momento, ma anche la qualità della configurazione stessa, composta anche dalle restanti risorse che non sono oggetto di interesse in quel frangente, ma comunque percepite, che pertanto contribuiscono a formare la valutazione qualitativa. Quando si agisce su queste qualità si usa il paesaggio come strumento di apprendi­mento per il progetto.
Analizzare il processo di relazioni che sta dietro le configurazioni spaziali esistenti in un luogo può servire per gestire le risorse in modo da mantenersi aggiornati sulle mutazioni e cercare di adeguarsi a queste, adeguandole a loro volta ai nostri bisogni. Questa analisi porta alle vision e quin­di al progetto. Qui il paesaggio, da prodotto, diviene strumento di conoscenza e di analisi delle mutazioni.  
Da qui si evidenzia il suo sdoppiarsi da generatore di comportamenti a prodotto degli stessi. Partendo dal pre­supposto che ogni individuo, a livello biologico meccanico, percepisce ciò che lo circonda secondo il medesimo procedimento - che lo accomuna agli altri individui della sua specie - quello che genera differenza è il bagaglio culturale che ciascuno di noi possiede. Ciò che è percepito viene influenzato dal modo differente di ognuno di noi di concepirlo e interpretar­lo. Ed è proprio per tale ragione che per evolvere diviene importante la comunicazione. Si trova poi una seconda analogia cognitiva nel processo di elaborazione che rende l’individuo capace di orientarsi nel luogo e identificarsi con esso. Un qualsiasi luogo si realizza nel di­venire paesaggio, passando per processi di significazione e interpretazione dati dai bisogni e dai valori culturali degli individui.

La governance e la progettazione integrata

La governance, come strumento, evidenzia la necessità di un approccio integrato fra attori economici e sociali; nella stessa accezione dovrebbe essere visto il paesaggio, nel suo valore distintivo che lo pone tra l’apprendimento del comportamento e la sua esplicitazione materiale. Infatti senza un riscontro cognitivo alle azioni di progetto, le politiche coin­volte non sanno come procedere; mentre una qualsiasi risposta implica la reintroduzione di questa nel sistema progettuale per proseguire la fase di apprendimento/adattamento degli stakeholder.


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Figura 5. Paesaggio urbano degradato  Bistoukeight (fonte web)
La Convenzione Europea del Paesaggio mira a esaltare la concezione del paesaggio che as­simila una comunità che elabora ed esplicita il concetto di identità del luogo, in un processo diacronico e sincronico in divenire. Quindi non si fa riferimento a una percezione soggetti­va, bensì a quella collettiva, ovvero al dialogo e alla comunicazione fra i soggetti che vivono la medesima esperienza cognitiva; quindi il concetto di <oggetto in senso collettivo>.
Un progettista o un’équipe di progettisti, quali mediatori fra utenti, Ambiente e paesaggio, hanno bisogno di far riferimento a questo tipo di cognizione per poter generare delle visioni che traducano l’identità del luogo con le nuove esigenze degli utenti.
Il comprendere la cognizione collettiva di uno o più oggetti, ovvero la percezione consape­vole della comunità, si traduce inevitabilmente nell’educare tale comunità a un uso delle risorse che sia condiviso, accettato e accettabile da e per tutti, selezione questa mediata tramite il dialogo, la comunicazione, il senso di responsabilità e il dovere.
Tale operazione deve essere fatta sempre intendendo il paesaggio quale bene collettivo e comune; perciò per quanto sia importante la necessità di una comunità di modificare il proprio paesaggio per identificarsi con esso, il “come” deve garantire la sua fruibilità alle generazioni future e a tutti gli individui che lo vivono. Questo riporta al concetto di soste­nibilità del paesaggio.

Figura 6. Paesaggio toscano - foto di Alfonso Picone Chiodo

Riuscire a trasmettere i valori etici di sostenibilità attraverso la progettazione del paesag­gio (e quindi delle sue componenti), riprendendo consapevolezza e coscienza del rapporto fra processi naturali e spazi fisici, ha valori e benefici rigenerativi sull’uomo e sulla sua educazione sociale e ambientale. Come sostiene Elisabeth Meyer i progetti di paesaggi sostenibili dovrebbero innescare pratiche fruitive, essere formalmente ben definiti ed es­sere contestualizzati al luogo, e soprattutto riuscire a emergere da un punto di vista per­cettivo, concreto, ed essere calamita per i cittadini distratti dai ritmi frenetici che il nostro attuale stile di vita ci impone.
Come lavorare nella fase di adattamento fra forme e comportamenti? Educando dove pos­sibile i cittadini alle nuove forme, se di queste è stata riconfermata la coerenza e la risposta più consona, oppure ammettere l’inadeguatezza delle forme e tentare di porvi rimedio nel modo più sostenibile.

Figura 7. Il paesaggio come interfaccia dove si realizza il luogo. Schema di L. Cremonini

Note:
[1] Farina A., Il paesaggio cognitivo, una nuova entità ecologica, Editore Franco Angeli, 2006, p. 20.
[2] Ibidem, pag. 19.
[3] Per risorsa si intende sia un oggetto materiale (per esempio il cibo e l’acqua, la casa, i servizi), sia le condizioni comportamentali e psicologiche (come sicurezza, felicità, etc). In generale è qualsiasi bisogno o necessità che proviene dall’interno dell’individuo e che trova soddisfazione nel mondo esterno all’individuo. Farina A., Il paesag­gio cognitivo, una nuova entità ecologica, Editore Franco Angeli, 2006, pp. 33, 76.
Bibliografie e documenti tratti da fonti web
- Farina A., Il paesaggio cognitivo, una nuova entità ecologica, Editore Franco Angeli, 2006
- Meyer E. K., “Manifesto- Supportare la bellezza. L’atto di apparire”, Journal of Landscape Architecture, Spring 2008
- Pileri P., Che cosa c'è sotto. Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo, Altreconomia Edizioni, 2015.
- Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze, 20 Ottobre 2000. Tratto da
http://www.settoreweb.com/file_fbsr/file/Convenz_paesaggio.pdf il 29-11-2010
- Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze, 20 Ottobre 2000. Tratto da
 http://www.settoreweb.com/file_fbsr/file/Convenz_paesaggio.pdf il 29-11-2010