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The new farm between production and territory: environmental protection, energy and social role of the agriculture

17th of June 2015. Expo 2015, 
Paglione Italia. Milan

In recent years, the Italian agriculture has undergone profound changes that can be summarized as follows: the direct management has become prominent in the farm and the increase in firm’s size has occurred with greater use of non-family labour, land management, and services outside the company. The concentration of farms in lowland areas has also expanded the existing territorial dichotomies in Italian agriculture, since these changes were faster in the North than in the South of Italy. Despite the increase in firm’s size, which remains lower than those of the others European Countries, there are still significant constraints related to the lack of aggregation and bargaining power of the supply that express the firm’s inability to support incomes and employment in agriculture within different agri-food supply chains and districts that characterize the Italian system.

Multifunctionality can be the new unifying paradigm to bring post-modern agriculture in accordance with the new societal demands. It is emphasized that in addition to producing food and fibre, agriculture provides a wide range of non-commodity goods and services, shapes the environment, affects social and cultural systems and contributes to economic growth. 

The concept of the Event is the food as a vehicle of a plurality of values such as the quality of natural resources, the local culture and tradition, the building of sustainable practices in the management of labour and production processes, the creation of confidence for the current and future management and accessibility of these resources. The construction of a new sustainable model of the agriculture, able also to respond to consumers’ and citizens’ needs, requires a profound process of social innovation, in line with the Europe 2020 strategy to promote the smart, social and environmentally friendly development of the society. Innovation, in these cases, is not exclusively reliant on the generation of new technologies, but rather, on the ability to launch a new model for the collective management of available natural resources.

Objective of the event is to outline the benefits associated to multifunctional agriculture, not only in economic terms but also social and environmental through the presentation of a series of Italian Best Practice (BP). Thanks to the collaboration between the IRISS-CNR and Italian Farms, the followings BP will be discusses during the event:
  • Mario Faro, (Piante Faro), Fabio Magnotti (IRISS-CNR): Floriculture and landscape culture 
  • Alessandro Leone (Gruppo Mangimi Leone), Fabio Magnotti (IRISS-CNR): Production, distribution and land conservation 
  • Teresa Palmieri, (Vannulo Srl), Daniele Demarco (IRISS-CNR): New exploitation forms of the culture of Buffalo mozzarella 
  • Francesca di Criscio (Cantine di Criscio), Salvatore Romano (IRISS-CNR): The wine culture for the territory promotion 
  • Andrea De Rosa (Grania Srl), Tiziana Volpe (IRISS-CNR): The functional pasta between innovation and tradition 
  • Giuseppe Iorio (Società Agricola Iorio srl), Lodovico Santoro (IRISS-CNR): Fruit&vegetables and social inclusion in the “Terra dei Fuochi” 
  • Simmaco Perillo (Rete Economia Sociale-RES), Gabriella Tammaro (IRISS-CNR): Social Agricolture and sustainable development
The event is an occasion for the Italian Multifunctional farms, the Research World, the Public Institution and all other stakeholders, to discuss and share possible actions for an effective sustainable development of multifunctionality in the Italian agriculture. 

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Nel contesto dell’evento Verso una pesca eco-sostenibile e un pescato sicuro, che si svolgerà il 13 giugno ad EXPO Milano 2015, presso il Teatro della Terra nel Biodiversity Park, Bionat Italia Srl presenterà la nuova tecnologia ICGENE.

Tale tecnologia è basata sull’utilizzo di una strumentazione innovativa ed in grado di ribaltare le attuali metodologie analitiche in biologia molecolare, finalizzata tra l’latro:
  • al contrasto delle frodi commerciali nella filiera ittica (quali la sostituzione di specie pregiate con altre di minor valore in termini economici e/o nutritivi), attraverso la possibilità di effettuare analisi molecolari in situ da personale non specializzato; 
  • alla valorizzazione delle produzioni ittiche di qualità, attraverso la certificazione di unicità genetica dei prodotti ittici freschi e trasformati, a monte e a valle della filiera di lavorazione.

La piattaforma ICGENE è composta da una linea di strumenti e da un insieme di kit di reagenti.
Gli strumenti integrano tutta la strumentazione necessaria per eseguire gli step necessari alle analisi genetiche (estrazione del DNA, amplificazione del DNA, rilevazione ed interpretazione del risultato), sono dotati di sistemi automatici di controllo qualità e di una interfaccia innovativa per accompagnare passo passo l’operatore nell’esecuzione delle analisi.
 
I kit contengono tutti i reagenti necessari per l’esecuzione dei test genetici, dall’estrazione dell’acido nucleico (DNA e RNA) alla rilevazione del risultato finale. Tali componenti sono interamente pronti all’uso e monouso in modo da escludere contaminazioni crociate ed ambientali.

Il sistema di estrazione, proprietà esclusiva di Bionat Italia, è composto da soluzioni stabili a temperatura ambiente che consentono l’estrazione dell’acido nucleico, mediante lisi chimica, a partire da piccole quantità di campione e in pochi minuti; questo sistema permette di ridurre i tempi operativi rispetto ai kit di estrazione attualmente presenti in commercio.
>>info@bionat.it


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Che pesci pigliare?

Il 13 giugno alle ore 10.00 appuntamento con il CNR al Biodiversity Park - Teatro della Terra, Expo Milano, per parlare di soluzioni e tecnologie disponibili per una pesca sostenibile nel Mediterraneo. La ricerca scientifica e la tecnologia vanno in soccorso della buona pesca, sinonimo di ambiente marino ben gestito e tutelato.

Alla salvaguardia di questo ecosistema e delle specie ittiche sono impegnati l’Istituto di scienze marine (Ismar-Cnr) e l’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche.

Ami e griglie per proteggere le tartarughe dalla cattura accidentale, motori ibridi, a Gpl e metano e cruise control, per ridurre l’inquinamento prodotto dalle barche, valorizzazione della pesca a Km 0. Verrano illustrate nuove metodologie e tecnologie di pesca.


da Il Sole 24 Ore
 
«L'agricoltura di precisione consente di monitorare il terreno in tempo reale e costruire mappe delle colture dalla definizione altissima – spiega Alessandro Matese, referente del progetto Cisia sull'agricoltura di precisione del Dipartimento di scienze bioagroalimentari del Cnr –. Si usano sonde per il terreno che monitorano lo stato del suolo, droni in grado di fotografare i campi con macchine fotografiche a infrarossi per verificare lo stato di salute e le necessità idriche delle piante e del terreno. E poi centraline meteo, app per smartphone... C'è un intero set di tecnologie per gli agricoltori, che però in molti casi non sanno ancora usarle».




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di Serena Geri

Quando si affronta il problema della lotta al cambiamento climatico una delle strategie proposte, oltre alla riduzione delle emissioni di gas serra, è quella del sequestro e dell’immobilizzazione della CO2 (carbon sequestration). Una delle vie percorribili per sequestrare ed immobilizzare l’anidride carbonica è rappresentata dal biochar.

Ma come fa il biochar a sequestrare il carbonio atmosferico?

Le piante sottraggono carbonio dall'atmosfera attraverso il processo fotosintetico. 
Com’è noto, infatti, esse utilizzano acqua, luce e CO2 per sintetizzare i composti organici necessari alla loro sopravvivenza. Una volta che la pianta muore, parte dell’anidride carbonica che questa ha organicato con il processo fotosintetico torna in atmosfera attraverso la decomposizione della pianta stessa operata dai microrganismi terricoli. Se però i residui vegetali della pianta, anziché essere lasciati sul terreno o interrati, andando così incontro ad una più o meno rapida mineralizzazione (con conseguente rilascio di CO2), vengono indirizzati al processo della pirolisi (combustione in assenza di ossigeno), il carbonio organicato dalla pianta viene convertito in una forma recalcitrante alla mineralizzazione ovvero il biochar. 
Dal momento che il biochar rimuove il carbonio organico dal ciclo della decomposizione della pianta, esso sottrae CO2 dall'atmosfera. Il biochar sequestra circa il 50% del carbonio contenuto inizialmente nei residui vegetali pirolizzati mentre il restante 50% lo si ritrova nel syngas, il gas che si produce durante la pirolisi e che può essere utilizzato come fonte energetica.

Se le fonti energetiche rinnovabili come il solare o l’eolico sono processi carbon neutral, ovvero non comportano emissione di nuova CO2 in atmosfera e non alterano il bilancio del carbonio, il biochar determina invece un bilancio carbon negative in quanto l’anidride carbonica “sottratta” dall'atmosfera con la fotosintesi viene immobilizzata nel terreno attraverso l’interramento del biochar anziché venire mineralizzata (C fissato > C mineralizzato).

Si può allora giungere alla conclusione che il biochar, dal momento che immobilizza C organico che altrimenti andrebbe naturalmente incontro a mineralizzazione, può dare un forte contributo al sequestro a lungo termine dell’anidride carbonica e quindi alla lotta al cambiamento climatico.

Telerilevamento aereo o da satellite?
Acqua passata. Ora i dati per la viticoltura di precisione si acquisiscono con i droni: più economici, veloci, flessibili, precisi e personalizzabili, ideali per rilevare dati e informazioni sullo stato delle vigne. Fantascienza? No: futuro prossimo.

Uno degli aspetti fondamentali che caratterizza la viticoltura moderna, e l’agricoltura in generale, è la sostenibilità, ossia la realizzazione di una attenta gestione agronomica che miri alla riduzione degli impatti ambientali, al contenimento dei costi e al mantenimento di un’elevata qualità del prodotto. Per raggiungere questi obiettivi e migliorare in maniera evidente la qualità produttiva vitivinicola la ricerca ha sviluppato nuove metodologie e strumenti conoscitivi in grado di caratterizzare in modo dettagliato lo stato vegetativo della pianta e il suo specifico ambiente di sviluppo.
Per continuare a leggere l'articolo dal titolo “Ricerca. Droni e open source i nuovi alleati della viticoltura” a cura di Alessandro Matese e pubblicato sul sito del Gambero Rosso, clicca qui.





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di Viola Signorini

Il biochar, carbone vegetale ottenuto dalla pirolisi di differenti biomasse vegetali, di cui sentiamo sempre più spesso parlare come di un ottimo ammendante del terreno, ha in realtà numerose proprietà che lo rendono un materiale versatile, utilizzabile in moltissimi ambiti. 

Già antiche civiltà del bacino amazzonico, ad esempio, utilizzavano il biochar come sterilizzante per ridurre la nascita e la diffusione di malattie infettive, mescolandolo a feci e a rifiuti. Oppure, in epoche pre-industriali si usava il biochar per filtrare l'acqua per il consumo umano. Oggigiorno, questo carbone vegetale viene impiegato nei settori più differenti: dall'allevamento all'edilizia, dalla produzione di indumenti ed imballaggi alla cosmetica, all'industria alimentare. 

E il biochar, anche utilizzato fuori dal terreno, continua ad essere un aiuto per il clima e per l'ambiente, sequestrando carbonio e riducendo la quantità di rifiuti organici eliminati in discarica.

Un allevatore, oltre a limitare odori sgradevoli mescolando il biochar al mangime ed ai rifiuti, può aggiungere il carbone vegetale alla dieta degli animali e migliorare così il loro stato di salute: ridurre diarrea, allergie, infezioni, rendere gli animali più tranquilli.

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In edilizia il biochar viene sfruttato grazie a due sue proprietà: bassa conduttività termica e capacità di assorbire umidità. Infatti, mescolato ad argilla o malta di cemento, è un ottimo coibentante ed un eccellente regolatore dell'umidità interna degli edifici: impedisce all'aria interna di seccarsi eccessivamente, previene la formazione di muffe, assorbe odori e tossine e perfino radiazione elettromagnetiche.
In Giappone e in Cina si usa un biochar derivante dal bambù per produrre tessuti traspiranti e antiodoranti. Le particelle di carbone vegetale che provengono dal bambù, mantengono le loro naturali proprietà antibatteriche e antifungine, inoltre le fibre hanno una struttura porosa che permette la traspirazione del tessuto. Per lo stesso scopo, il biochar è incluso anche nelle suole.
 
Si sta studiando come utilizzare il "biochar paper" e il "chardboard", carta e cartone prodotti utilizzando biochar, per realizzare confezioni ed imballaggi ecosostenibili. Un tale tipo di imballaggio può avere molti vantaggi, ad esempio nella conservazione del cibo. Assorbire etilene (ormone vegetale che induce la degradazione delle cellule) ritardando così la maturazione della frutta; assorbire l'umidità, preservando i cibi dalla formazione di muffe e funghi. Grazie alla bassa conduttività termica, scatole o bicchieri realizzati con biochar, possono mantenere più a lungo la temperatura di alimenti e bevande calde o fredde.

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E' interessante anche accennare all'uso del biochar nella cosmesi. 
Oltre a trovarlo nei cosmetici decorativi, il biochar è incorporato a fine lavorazione nei saponi, per ottenere il così detto sapone nero, con eccellenti proprietà seboregolatrici, purificanti ed esfolianti. Maschere facciali contenenti biochar hanno una grande capacità di assorbire sostanze dannose dalla pelle.
Infine, segnaliamo l'uso del biochar come colorante alimentare (E 153).  L'interesse del carbone vegetale nel campo alimentare non è rappresentato tanto dal suo impatto visivo quanto dagli effetti benefici che produce sull'organismo.
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Le fibre vegetali dopo la pirolisi diventano porose e acquistano la capacità di assorbire gas intestinali, e dopo aver svolto questa funzione, vengono eliminate non potendo essere digerite dall'organismo.  Migliorano quindi problemi intestinali e sembra abbiano effetti positivi anche sui livelli di colesterolo e sui valori di glicemia.




di Serena Geri

In un futuro prossimo, quando affronteremo la tematica dell’agricoltura sostenibile, non potremo non sentir parlare del biochar, un carbone vegetale che si ricava dalla combustione in assenza di ossigeno (pirolisi) della biomassa vegetale, simile nell'aspetto al carbone che si ottiene dalla naturale combustione della biomassa vegetale.
Il processo produttivo che porta alla formazione del biochar genera anche un altro prodotto rappresentato da un gas combustibile (syngas). Se il syngas può essere utilizzato per la produzione di energia, il biochar, per molto tempo considerato un materiale di scarto, può invece rappresentare una risorsa da impiegare nella lotta al cambiamento climatico e nella sfida della produzione sostenibile di cibo. Questo carbone vegetale, composto per il 70-90% da carbonio, appare infatti in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera grazie alla sua capacità di sequestrare C.

Quando incorporiamo nel terreno una qualsiasi biomassa vegetale questa andrà presto incontro a mineralizzazione, con conseguente rilascio di C02 in atmosfera, ma se ad essere interrato è il biochar, il ciclo del carbonio verrà notevolmente rallentato grazie alla recalcitranza del carbone vegetale nei confronti della mineralizzazione. Questa sua proprietà fa sì che il biochar, una volta interrato, sequestri il carbonio nel terreno anche per più di cent’anni, riducendo così le emissioni anidride carbonica in atmosfera.  

L’interesse della comunità scientifica nei confronti del biochar però non si esaurisce nell'ambito ambientale. Negli ultimi anni infatti sono stati realizzati numerosi studi orientati ad analizzare le possibili proprietà agronomiche di questo carbone vegetale al fine di valutarne il possibile impiego in campo agricolo.
Ciò che emerge dagli studi effettuati è che il biochar può essere impiegato in agricoltura come 
ammendante poiché è in grado di migliorare la fertilità chimica e fisica del suolo. Nei suoli trattati con il biochar, infatti, si registra un aumento della capacità di ritenzione dell’acqua, una diminuzione della perdita per lisciviazione degli elementi nutritivi ed uno stimolo allo sviluppo della microflora e della microfauna.  

Studi sull'applicazione del biochar in agricoltura sono stati realizzati negli ultimi anni anche dai ricercatori dell’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR di Firenze che hanno condotto prove sperimentali di campo indirizzate ad approfondire gli effetti del biochar su alcune produzioni agricole caratteristiche dell’area mediterranea come la vite (Vitis vinifera), il pomodoro (Lycoparsicon esculentum) ed il grano duro (Triticum durum).
Molto ancora c’è da scoprire su questo carbone vegetale i cui effetti sul terreno e sulle produzioni agricole non appaiono indipendenti delle caratteristiche del suolo al quale viene applicato, dal clima e dalla biomassa di origine. Di questo si parlerà a “Biochar Expo”, un evento in programma dal 24 al 27 giugno a Milano, che prenderà il via il 24 presso l’auditorium di Padiglione Italia e che dal 25 al 27 si trasferirà presso i Giardini della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano.


Nuove tecnologie per la tracciabilità della filiera vite-vino

Per soddisfare l'interesse mostrato dai nostri lettori e dare la possibilità a tutti di consultare i dati emersi durante l'incontro che si è svolto il 27 maggio al Conference Center di Milano,  abbiamo creato questo Storify.

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#AgricolturadiPrecisione

Agricoltura di precisione e un
uso sostenibile delle risorse

Nel video vediamo come questi agricoltori, ignari, stanno attuando agricoltura di precisione! Armati di una moto e molta fantasia, con l'impiego di scarsi mezzi a disposizione, trovano un originale metodo di prendersi cura delle piantagioni! L'unico dubbio che ci rimane è: ma sarà sostenibile!?

Anche questa è agricoltura di precisione? from Agricoltura di precisione on Vimeo.