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This lecture is part of the conference on Measurements and the global energy challenge. Energy for life and the environment, that took place the 20 May 2014 to celebrate the World Metrology Day at the Academy of Sciences of Torino in cooperation with INRIM.



Precision farming and agro-meteorology by Alessandro Matese from Agricoltura di precisione on Vimeo.



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Possono le cyberinfrastructures supportare le decisioni sulla gestione dell'acqua in agricoltura a livello territoriale (e non solo)? 

di Angelo Basile 
(CNR ISAFOM, Ercolano, Napoli)

Una applicazione con l’utilizzo di “geospatial cyberinfrastructure” è stata sviluppata, testata e realizzata nell’ambito del Progetto Europeo SOILCONSWEB: un sistema di supporto alle decisioni (Spatial Decision Supporting System - sDSS) sulla gestione e conservazione del suolo e del paesaggio agro-forestale.

Queste piattaforme incorporano sia le funzioni di un GIS (Geographic Information System), quali la gestione di dati georeferenziati, la visualizzazione e la gestione di mappe, che l'acquisizione di informazioni complesse e di dati dinamici ad esempio dati climatici giornalieri, dati idropedologici, dati fenologici, la loro gestione, integrazione, il data mining, la visualizzazione e le applicazioni numeriche (modelli di simulazione) in tempo reale (ad es. bilancio dell’acqua, crescita delle colture, etc.). Il tutto liberamente accessibile via internet ed adattato a diverse tipologie di utenza e quindi a carattere fortemente multidisciplinare.

Lo sDSS è attualmente applicato in un’area di circa 20 000 ettari nel Sud Italia (Valle Telesina, provincia di Benevento, regione Campania). Il sistema grazie al suo elevato grado di flessibilità permetterà di fornire risposte in tempo reale adiverse problematiche agro-ambientali, attraverso l’uso di modelli di simulazione su base fisica, tutte caratterizzate dalla loro dimensione territoriale. Il sistema è in grado di acquisire e spazializzare giornalmente le variabili meteorologiche e, quindi, permette di effettuare analisi in tempo reale, esaltando la componente dinamica del sistema suolo-pianta-atmosfera. Individuata la tematica per la quale sono richieste informazioni, l’utente potrà selezionare un’area di interesse (es. territorio comunale, particella catastale, consorzio irriguo, etc.) ed interrogare il sistema relativamente a tale area e alla specifica tematica.

Fra le possibilità di interazione, ma non esaustive delle molteplici risposte possibili:
  • analisi di diverse opzioni irrigue in presenza di una riduzione della disponibilità d’acqua dovuta al cambiamento climatico;
  • valutazione dell’efficienza dell’uso più efficiente dell’acqua per diverse combinazioni suolo/pianta sia per il clima attuale che futuro;
  • valutazione della capacità di filtro degli inquinanti idroveicolati;
  • previsione a breve termine (pochi giorni) di intervento con una irrigazione di soccorso (ad es. su vite);
Infine, lo s-DSS integra gli approcci decisionali classici tra le istituzioni e gli utenti finali (procedure top-down) con un approccio diverso ed innovativo (procedure bottom−up ) che può consentire agli utenti di interagire con il sistema (upload di informazioni) e contribuire a migliorare i processi decisionali.

Foto: Libera per usi commerciali / Attribuzione non richiesta, CC0



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Mercoledì 24 giugno si terrà a 
Piazza Irpina Expo 2015 la conferenza Le frontiere della ricerca scientifica per l’alimentazione con esperti del Consiglio nazionale delle ricerche e delle università. 

Nel corso della prima parte della giornata, si parlerà del complesso rapporto che l’uomo intrattiene con il cibo, da un punto di vista bio-medico e antropologico e l’impatto che gli alimenti funzionali possono avere sul benessere saranno al centro della tavola rotonda, che avrà inizio alle ore 11.30, dal titolo ‘Smart food for a Smart life: Le nuove frontiere nelle scienze dell’alimentazione’.

L’evento, condotto e moderato dal Capo Ufficio Stampa del Cnr Marco Ferrazzoli, vedrà la partecipazione del direttore dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR (Icb-Cnr), Vincenzo Di Marzo, e dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr), Gian Luigi Russo e Virginia Carbone, di Marino Niola dell’Università Orsola Benincasa, Gabriele Riccardi dell’Università Federico II di Napoli, Roberto Della Casa dell’Università di Bologna.

L’evento del pomeriggio, dal titolo ’Benessere dalle BioTecnologie: nuovi processi e prodotti per la nutraceutica, la cosmeceutica e la nutrizione umana’, vede protagonista un team di ricercatori dell’Isa-Cnr dell’Icb-Cnr che hanno ottenuto l’approvazione di un omonimo progetto (acronimo BENTEN) da parte della Regione Campania. Tale progetto, in cui il Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del CNR è capofila, vede anche la partecipazione dell’Università di Napoli Federico II, di aziende del settore biotecnologico e agro-alimentare campane e del Consorzio Universitario di Economia Industriale e Manageriale per il trasferimento tecnologico. L’obiettivo è di contribuire al ben-essere, ossia allo star bene, inteso come ritardo nell’insorgenza di malattie croniche, offrendo dei prodotti innovativi e naturali frutto di processi biotecnologici intelligenti capaci di ‘mantenere in forma’ una popolazione la cui età media aumenta sempre di più. L’evento vedrà la partecipazione, tra gli altri, dei ricercatori dell’Isa-Cnr Filomena Nazzaro, Angelo Facchiano e Rosalba Giacco e dei ricercatori dell’Icb-Cnr Andrea Motta e Annarita Poli.

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WikiMedia Il 1 luglio all'Auditorium di Padiglione Italia, Milano Expo 2015, si svolgerà il Laboratorio

La fame di acqua ed il suo uso sostenibile per i sistemi colturali


Organizzato dall'Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo (ISAFOM). Coordinato da Rossella Albrizio.

«Adattamento al cambiamento climatico dell’agricoltura: la vulnerabilità delle produzioni e il potenziale della biodiversità delle coltura»

L’adattamento ai cambiamenti climatici è costituito dall’insieme di misure rivolte alla riduzione o all’annullamento della vulnerabilità dei sistemi sottoposti al forcing climatico.

Il settore agricolo è molto vulnerabile ai cambiamenti climatici attesi e alla variabilità climatica, in particolare alla maggiore frequenza di eventi climatici estremi. Le variazioni attese di temperatura e piovosità potranno determinare cambiamenti nel regime idrico tali da influenzare la produttività dell’agricoltura.

Gli agricoltori si sono adattati in modo autonomo ai cambiamenti climatici graduali del passato. Tuttavia, la consistente e rapida variazione del clima prevista per la fine di questo secolo, richiede di indirizzare le trasformazioni dei sistemi agricoli verso una minore vulnerabilità. Per questo è necessaria l’acquisizione di nuove conoscenze, una buona diffusione delle informazioni sui risultati della ricerca, misure politiche che facilitino le azioni di adattamento e una forte partecipazione di tutti i decisori coinvolti nel processo di trasformazione.
Alla luce di ciò, il contributo verterà sugli aspetti biofisici dell’adattamento dei sistemi produttivi agrari. Sarà illustrata l’entità dei cambiamenti del clima a medio termine e l’effetto dell’evoluzione del clima sui fabbisogni idrici delle colture. Si parlerà della variabilità esistente nelle specie coltivate, cioè delle differenti risposte di specie e varietà coltivate al regime termico e idrico, e di come questa variabilità offra consistenti opportunità per l’adattamento dell’agricoltura al clima futuro. Sarà discusso il potenziale dell’irrigazione e della scelta dei terreni per la riduzione della vulnerabilità delle colture, e sarà esaminato come un’opportuna combinazione di varietà, tipo di terreno e gestione dell’irrigazione possano costituire misure di adattamento compatibili con uno sviluppo sostenibile, del quale l’uso efficiente delle risorsa idrica è un aspetto imprescindibile.
Saranno presentati gli strumenti utilizzati negli studi di adattabilità: (i) gli strumenti (software) in grado di rappresentare il trasporto dell’acqua nel sistema terreno – coltura – atmosfera, tenendo conto dell’evoluzione del clima; (ii) gli strumenti (software) necessari all’acquisizione e all’analisi dei dati per l’identificazione delle misure di adattamento, tenendo conto della variabilità spaziale e temporale di clima, suolo e colture.

AAVV: F. De Lorenzi1, S. M. Alfieri1, E. Monaco1, A. Bonfante1, M. Riccardi1, A. Basile1, C. De Michele2, M. Menenti3 [1] Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, Ercolano, Italia [2] Ariespace s.r.l., Napoli, Italia [3] Delft University of Technology, Department of Geoscience and Remote Sensing, Delft, Paesi Bassi
Credits WikiMedia: Field Hamois Belgium Luc Viatour.jpg
 



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Gli scarti agroalimentari possono diventare una risorsa per l’industria. 

Per illustrare tali opportunità, il 5 agosto il Cnr sarà presente con un evento all’Expo.
La ricerca è già in corso da alcuni anni e i primi risultati sono consolidati: produrre e sviluppare nuovi materiali, alternativi ai prodotti di sintesi, partendo da residui vegetali e agroalimentari è possibile. “Determinanti sono le molecole di base presenti nei materiali di scarto”, spiega Nicoletta Ravasio dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari (Istm) del Cnr. “Ci stiamo concentrando su alcune filiere distribuite su scala mondiale: succhi di frutta, latte, riso, pane e prodotti da forno e, in Italia, Spagna e Francia, sui cicli produttivi del pomodoro e del vino. “In questi settori, stupiscono i numeri: circa 135 mila tonnellate di scarti dalla lavorazione industriale del pomodoro, 1,5 milioni dall’uva da vino, 1,9 milioni di paglia, 0,3 milioni di lolla, 0,1 milioni di pula dal riso solo in Italia, per il periodo 2012-2013”.

“Dalla lavorazione dei semi di uva, dal pomodoro, dalla zucca e dai fondi di caffè attraverso diverse combinazioni chimiche ecosostenibili in via di perfezionamento è possibile produrre un olio vegetale potenzialmente utilizzabile dall’industria”, precisa Ravasio. Ci sono poi resti di cibo potenzialmente inquinanti. Il siero di latte, ad esempio, contiene lattosio, uno zucchero che fermenta a contatto con altre sostanze, e va quindi trattato come rifiuto speciale: il suo smaltimento negli impianti di depurazione può essere un problema. “All’Istm-Cnr i ricercatori hanno messo a punto un processo di trasformazione del lattosio in zuccheri semplici, sorbitolo e dulcitolo, per la produzione industriale di dolcificanti ipocalorici. Anche la paglia del riso è uno scarto potenzialmente inquinante: lasciata sul campo, re-interrata in assenza di ossigeno, produce emissioni di metano, un gas a effetto serra. Si calcola che questa pratica produca il 10-15% delle emissioni di metano nel mondo”, aggiunge l’esperta. “Utilizzando la paglia del riso si possono invece ottenere resine bio per materiali plastici, come avviene per altre biomasse, quali il grano e il mais. Combinando le resine con altre fibre naturali, come il lino o la canapa, ma anche con piume di pollo, si ottiene un cuoio vegetale 100% bio, oggetto di intensa attività di ricerca e sviluppo nella catena produttiva delle calzature sportive. Sia Nike che Puma sono fortemente interessate ad utilizzare questo materiale”.

C’è poi la lana degli ovini, in Italia non commercializzata e, che, combinata a fibre vegetali, può essere usata per produrre pannelli isolanti termici e acustici particolarmente apprezzati nell’edilizia.

All’Expo verranno presentate mappe interattive sulla disponibilità mondiale di scarti, elaborate per i potenziali investitori del settore. Ai visitatori sarà mostrata una 'ruota delle combinazioni’, con la quale scoprire nuove trasformazioni: un modello interattivo 3D che consentirà al pubblico di toccare, annusare e talvolta assaggiare gli scarti, ma soprattutto i prodotti ottenuti.

Lo chef Igles Corelli illustrerà invece come recuperare gli scarti in cucina, trasformandoli in ricette creative.

Sono previsti inoltre interventi di divulgatori scientifici per presentare le potenzialità economiche di una ricerca che attende di divenire operativa. “Per farlo”, conclude Ravasio, “occorre una vera e propria rivoluzione del pensiero, non solo a livello politico. Un cambiamento di mentalità che apra alla formazione di 'start-up di settore’ così come avviene già in altri paesi, nella consapevolezza che lo scarto, prima di essere un rifiuto, è una potenziale risorsa da sfruttare”.

Maria Teresa Orlando
Almanacco della Scienza



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Gli scarti non sono rifiuti da smaltire. Sono risorse dalle quali è possibile ricavare nuova ricchezza, 100% bio ed ecosostenibile. 
Insomma: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
È una delle nuove frontiere della ricerca in campo agroalimentare, come spiega Nicoletta Ravasio, ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del Cnr (Istm Cnr), che il prossimo agosto organizzerà all’Expo di Milano un evento sulla valorizzazione degli scarti prodotti dal settore agroalimentare.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’azione di ricerca europea Cost (European cooperation in science and technology).
UN SALTO DI QUALITÀ Partiamo sgombrando il campo da equivoci: non stiamo parlando né di utilizzo dello scarto come biomassa per produrre energia, né tanto meno di riciclo. Il concetto del “non si butta via niente” fa un salto di qualità: non si tratta infatti riutilizzare, quanto di sintetizzare dallo scarto qualcosa di completamente nuovo e richiesto dal mercato. Ancora: non tutti gli scarti almeno per ora sono destinati a trasformarsi in qualcosa di utile. «La ricerca – spiega Ravasio – è concentrata su alcune specifiche filiere: succhi di frutta, riso, latte, pane e prodotti da forno, in Italia anche pomodoro e vino. Partiamo dai numeri: nel nostro Paese, secondo i dati di Ravasio, vengono prodotti ogni anno (dati 2012/2013) circa 135mila t di scarti dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di t dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 2,2milioni di t di paglia, 0,3 milioni di lolla, 0,1 milioni di pula (bran) dal riso. Scarti non solo consistenti, ma in alcuni casi anche “pericolosi”: «la paglia da riso è inquinante. Poiché non si sa cosa farne, gli agricoltori la reinterrano: una pratica che genera 60 kg dimetano per ogni tonnellata interrata». Anche il siero del latte nel mondo se ne producono circa 200 milioni di t rappresenta un problema, perché contiene moltissimo lattosio, uno zucchero che deve essere trattato prima di essere smaltito. Pensiamo poi alle difficoltà logistiche connesse alla gestione del pane: secondo una ricerca della catena Tesco, il 40% degli avanzi nella grande distribuzione è rappresentato da pane e prodotti da forno. Che farne? La risposta, grazie allo sforzo dei ricercatori, è multiforme. Dagli scarti dell'industria agrumaria, ossia dalle bucce d’arancio, chiamate “pastazzo", si riescono a ricavare solventi bio, mentre sono stati effettuati tentativi per ottenere materie plastiche. Le bucce d’arancio, come quelle della mela, contengono inoltre pectine, sostanze tradizionalmente utilizzate come addensanti, per le quali la scienza sta cercando nuovi sbocchi industriali.

SORBITOLO E DULCITOLO
Dai residui di lavorazione del riso, del pomodoro e dell’uva si ottiene invece olio vegetale, «sempre più richiesto dall’industria per scopi energetici». Per il siero del latte sono in studio diverse soluzioni: in primo luogo si sta sperimentando la possibilità di trasformare il lattosio in sorbitolo (noto dolcificante) e in dulcitolo, sostanza ancora poco conosciuta, ma che potrebbe essere valorizzata nell’industria alimentare. Entrambi potrebbero inoltre essere destinati alla produzione di prodotti bioplastici. Infine il pane: gli avanzi possono essere utilizzati per ricavare acido polilattico, polimero dal quale si ricavano pellicole biodegradabili, sacchetti di bioplastica, materiali medici e sieri cosmetici. Insomma, le possibilità sembrano essere numerose. Ora sta alla società e alla politica fare in modo che si trasformino in opportunità economiche. «Il settore è ancora giovane, ha mosso i suoi primi passi negli ultimi anni. Non siamo ancora arrivati alla fase operativa, ma l’interesse, sia della ricerca che dell’opinione pubblica, è molto alto. Ora sarebbe importante uno sforzo del legislatore, che dovrebbe creare un ambiente favorevole a certe pratiche, che potrebbero avere ricadute importanti sull’economia, sull’occupazione, sulla formazione di start up».

Federica Levi
Nova Agricoltura

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Intervista a Riccardo D'Andria

Che tipo di evento sarà quello organizzato per Expo?
Sarà strutturato in modo dinamico, con interventi molto brevi che solleveranno i punti più salienti della problematica acqua in agricoltura.
Abbiamo preso contatto con il giornalista Igor Staglianò di Ambiente Italia – RAI3, che farà da moderatore coordinando il dibattito e coinvolgendo il pubblico.
Sarà un evento attivo, aperto agli esperti del settore e ai non addetti ai lavori, che stimolerà molte curiosità. Parleremo in termini globali delle disponibilità idriche per l’agricoltura, di gestione dell'irrigazione dallo spazio, di biodiversità per mitigare i problemi dell’uso d'acqua in agricoltura a seguito del cambiamento climatico, di irrigazione di precisione e nuove tecnologie finalizzate al corretto pilotaggio irriguo.


Perché il tema dell'acqua in agricoltura è così all'ordine del giorno?
L'irrigazione svolge un ruolo fondamentale per aumentare le rese delle colture e stabilizzare la produzione nel sistema agricolo. In questi ultimi anni molti sono i problemi presentatisi a causa del cambiamento climatico, soprattutto in ambienti sensibili come le regioni a clima mediterraneo. A parte l’aumento delle temperature, la diminuzione di precipitazioni e la frequenza degli eventi estremi, è importante sapere che il cambiamento riguarda anche la distribuzione delle piogge nel corso dell'anno.
E' oggi quindi cruciale capire in che modo questa distribuzione è cambiata. Magari il cambiamento non modifica in modo sostanziale la quantità complessiva delle precipitazioni in una determinata regione, ma queste potrebbero risultare carenti in periodi critici per garantire il conseguimento di produzioni quantitativamente e qualitativamente adeguate...

INTERVENTI:
•Acqua e sicurezza alimentare: sfide e soluzioni. Pasquale Steduto (FAO).
• Uso di risorse idriche non convenzionali in agricoltura: un'alternativa imprescindibile. Antonio Lopez (CNR IRSA, Bari).
• Scenari di cambiamento climatico: adattamento dei sistemi colturali e disponibilità delle
risorse idriche. Mladen Todorovic (CIHEAM, IAMB, Bari).
• Il progetto AGROSCENARI: il potenziale della biodiversità delle colture per l’adattamento
al clima futuro. Francesca De Lorenzi (CNR ISAFOM, Ercolano, Napoli).
• Irrigazione di precisione per il risparmio idrico. Gabriele Buttafuoco (CNR ISAFOM, Cosenza).
• Gestione dell’irrigazione dallo spazio: dalla ricerca alle applicazioni operative. Guido D’Urso (Università Federico II, Portici, Napoli).
• Possono le cyberinfrastructures supportare le decisioni sulla gestione dell'acqua in agricoltura a livello territoriale (e non solo)? Angelo Basile (CNR ISAFOM, Ercolano, Napoli).
• AquaTEK™: Produrre PIU’ mais con MENO acqua: Federico Bertoli (Monsanto)
•  DISTRILAKE - Integrated management of water resources distributed in the basins of the lakes in Lombardy Region: Rodolfo Soncini Sessa e Andrea Castelletti (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioignegneria, HydroinformaticsLab Como, Politecnico di Milano).

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Agricoltura di precisione

Conoscere la terra, prevedere il tempo,
ipotizzare le necessità di una pianta o di una coltura: i principi dell’agricoltura tradizionale si basavano su una serie di variabili che oggi possono, al contrario, essere certezze. Grazie agli strumenti messi in campo dall’agricoltura di precisione, ogni porzione di terreno può dare il massimo in termini di produttività, qualità e rispetto dell’ambiente.

Negli ultimi due secoli e mezzo la meccanizzazione ha rivoluzionato interi settori industriali. Le macchine hanno affiancato o sostituito l’uomo nelle più svariate attività, e tra i settori che più hanno beneficiato della loro introduzione c’è indubbiamente l’agricoltura. All’inizio sono stati i trattori, le mietitrebbia, le macchine spandiconcime, gli irrigatori automatici. Oggi è la volta di GPS, centraline meteo, software per l’elaborazione dati, app. Con una significativa differenza: mentre fino a ieri era l’uomo a decidere di cosa avessero bisogno le piante, oggi è possibile chiederlo direttamente a loro, interrogandole con droni, fotografie agli infrarossi e sensori. Si chiama agricoltura di precisione, ed è continua a leggere...

Articolo pubblicato sulla rivista on-line Oxygen: intervista di Alessandra Viola ad Alessandro Matese.




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di Andrea Ferraretto

Il 17 giugno, a EXPO, si terrà il workshop organizzato dall'Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo: la nuova azienda agricola tra produzione e territorio: salvaguardia dell'ambiente, energia e ruolo sociale dell'agricoltura.

Un’occasione per comprendere i cambiamenti in atto, dove l’agricoltura diventa elemento prioritario per la cura del territorio, la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità.

Un dialogo con gli interlocutori di riferimento per disegnare un percorso basato sull’innovazione e la multifunzionalità: tra questi, Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltura, Coldiretti, Federalimentare, Osservatorio Regionale Dieta Mediterranea, dove il modello di sviluppo sostenibile del settore agricolo e del mondo rurale rappresenta la chiave di cambiamento.

Non è un caso se, il 2015, rappresenta un anno chiave per definire strategie capaci di futuro per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

Il 18 giugno sarà presentata ufficialmente la prima enciclica di Papa Francesco, "Laudato si'", che, tra i temi mette in evidenza quello dello sviluppo agricolo con la necessità di riconoscere la priorità ai contadini, alle comunità delle campagne, alle donne. 

Un’attenzione nuova che attraverserà EXPO e che condurrà alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, la COP21, che si svolgerà a Parigi a Dicembre.

Ecco quindi che discutere di innovazione e cambiamento, riferito all’uso della terra e del ruolo dell’agricoltura, può significare l’impegno per costruire un percorso di futuro, dove le dinamiche sociali ed economiche che sono entrate in crisi possono trovare un’interpretazione differente, capace di parlare di equità, resilienza e inclusione.

Significa attribuire un valore all’agricoltura non intensiva, quella delle zone rurali, di montagna: dove parchi e aree naturali protette svolgono anche la funzione di supporto all'impegno per mantenere attive le comunità e salvaguardare la biodiversità. 

Il valore dei servizi ecologici, prodotti dagli ambienti naturali, diventa la risorsa principale sulla quale investire, in termini di tutela e di salvaguardia, per garantire la sopravvivenza sul Pianeta.


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L’aggiunta nel terreno di carbonio di origine pirogenica (biochar) è considerata una possibile strategia per sequestrare carbonio dall’atmosfera. Ma, quanto dura di fatto l’immobilizzazione del carbonio operata dal biochar?

A questa domanda hanno provato a rispondere alcuni ricercatori dell’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) con uno studio pubblicato sulla rivista PLoS ONE e coordinati dal Dott. Franco Miglietta. I ricercatori hanno esaminato gli effetti sul lungo termine del biochar sul carbonio del terreno grazie allo studio di alcune carbonaie dismesse delle Alpi orientali italiane risalenti al XIX secolo (Val di Peja). La quantità di  carbonio sequestrato è stata ottenuta mediante il confronto tra il  C pirogenico presente nelle carbonaie e la quantità stimata di biochar lasciato sul terreno dopo la carbonizzazione.

Lo studio è giunto alla conclusione che 1) il carbonio originariamente aggiunto al terreno sotto forma di biochar può esservi ritrovato per l’80±21% e che 2) il biochar ha un tempo medio di permanenza nel terreno di 650±139 anni.

Questi risultati sembrano avvalorare le teorie che vedono il biochar come un valido strumento da impiegare contro il cambiamento climatico.

Per approfondimenti si rimanda all'articolo di Criscuoli et al. 2013, «Carbon Sequestration and Fertility after Centennial Time Scale Incorporation of Charcoal into Soil» http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0091114


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