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Il 6 maggio 2015, nell’Auditorium di Cascina Triulza in Expo Milano 2015, si è tenuta una giornata di discussioni sul tema “Un mondo (bio)-diverso: l’agrobiodiversità in un mondo che cambia” organizzata in collaborazione con la Cooperazione Italiana (per il programma http://cnrexpolab.blogspot.it/2015/04/un-mondo-biodiverso.html). Cosa è emerso da questa giornata? Iniziamo da alcune considerazioni, e altre seguiranno.

Abituati come siamo a vivere in paesaggi urbani, stentiamo a comprendere come la storia dell’uomo, la nostra storia, sia intimamente legata a una scoperta dei nostri antenati di 13000 anni fa: l’agricoltura. Senza agricoltura l’uomo sarebbe ancora nomade, non ci sarebbero le città in cui viviamo né le meraviglie del passato, non ci sarebbero i capolavori di Virgilio, Kavafis o Gibran, e l’arte sarebbe ancora ferma ai dipinti della grotta di Altamira. I nostri antenati, attraverso un processo chiamato domesticazione, hanno modificato empiricamente le piante selvatiche per adattarle all’agricoltura, al punto che le specie agrarie di oggi non somigliano molto ai loro progenitori selvatici. Nel corso dei 13000 anni che ci separano da quei primi esperimenti, l’uomo ha creato decine di specie agrarie e centinaia di varietà per ogni specie, una grande biodiversità che si esprime attraverso forme, colori, sapori e conoscenze. Si, le conoscenze tradizionali legate a ogni varietà riguardano non solo il loro uso, ma anche credenze, leggende e misteri associati a quella specie, a quella varietà.
La “rivoluzione verde” sviluppatasi secondo i principi di agricoltura di Norman Borlaugh, per questo premio Nobel per la Pace, ha da un lato consentito a una più grande proporzione della popolazione mondiale di raggiungere la sufficienza alimentare, ma dall’altro ha messo a forte rischio la biodiversità delle piante coltivate. Oggi, questa agrobiodiversità può essere la risorsa da utilizzare per rispondere alle esigenze di un mondo in continuo cambiamento, di un pianeta mutante. Ci sono molti parametri per misurare il cambiamento del mondo, parametri fisici e ambientali, parametri biologici, dinamiche di popolazione, e parametri sociali ed economici. Se fossimo un extraterrestre che studia il nostro mondo attraverso una sorta di time-lapse, vedremmo come il maggior benessere economico di un Paese ne cambia radicalmente i consumi, percepiremmo come a seguito dei cambiamenti climatici popolazioni umane e di piante si spostino e con esse, o prima di loro, anche i parassiti e le malattie delle piante ad esse associati, potremmo apprezzare come il mutamento economico e l’uso intensivo delle risorse riesca a cambiare il volto di un territorio. In conseguenza di questi cambiamenti anche l’agrobiodiversità cambia, e non sempre solo in senso negativo.
Nel corso del convegno abbiamo voluto analizzare i maggiori fattori che influenzano il cambiamento dell’agrobiodiversità e anche quali modelli, quali esperienze, sono stati messi in campo per tentare di mitigare gli effetti negativi del cambiamento del nostro mondo. Per esempio, in Brasile si è dato vita a un piano nazionale che è volto a portare nell’alimentazione scolastica almeno un 30% di prodotti locali, sviluppando al tempo stesso un percorso formativo che faccia comprendere il valore del mantenimento e dell’uso sostenibile della biodiversità per garantire benessere economico, nutrizione corretta e salvaguardia di un patrimonio immateriale legato alla biodiversità locale. Un atro driver importante sé il cambiamento climatico globale che però è particolarmente intenso in alcune aree del mondo, e il Mediterraneo è una di queste. Gli scienziati hanno potuto dimostrare come in queste aree, chiamate hot spot, si assista anche a un’intensificazione del cambiamento della biodiversità naturale, soprattutto in termini di parassiti e patogeni delle piante coltivate. Le recenti notizie sulla diffusione di avversità delle piante, come il caso della mosca olearia o della epidemia della Xylella fastidiosa, danno piena evidenza scientifica a questa visione del fenomeno. La proposta è di cercare di arginare questi cambiamenti in maniera olistica mettendo al centro dell’azione la protezione degli ecosistemi.
Ci sono poi fattori economici e politici che influenzano l’agrobiodiversità. Questo fenomeno è particolarmente evidente per i prodotti agricoli di larghissimo consumo, come i cereali. Questi ultimi sono divenuti delle vere e proprie commodity, non diverse dal petrolio, e dai minerali, con tanto di quotazione in borsa e future. Su questi in particolare hanno influenza le politiche globali o locali, per esempio le azioni volte a favorire un propizio regime di prezzi dei prodotti attraverso politiche di incentivazione o di limitazione delle produzioni, o altre politiche rivolte alla regolamentazione o sostegno dei sistemi agrari dove la produzione si svolge. Un po’ nata per rispondere all’esigenza di recuperare un rapporto con l’ambiente rurale, che l’urbanizzazione spinta ha fatto quasi del tutto scomparire, un po’ per il desiderio di avere una produzione locale, a chilometro zero come va di moda dire, un po’ anche per ragioni ideologiche nasce l’agricoltura urbana, ossia quella che si sviluppa in quelle aree del territorio urbano che non sono state ancora cementificate. Questo movimento, originato da esperienze e esigenze molto differenti tra loro, sta trovando oggi un sincretismo e una promozione anche attraverso specifici progetti volti a recuperare, attraverso la reintroduzione dell’agrobiodiversità, specifiche aree del territorio urbano particolarmente ricche di tradizione o di storia, prima che l’urbanizzazione ne cancelli definitivamente l’identità.
Da questa analisi dei fattori che gravano sulla biodiversità emerge che il più determinate è certamente l’uomo. Infatti, le preferenze dei consumatori sono il primo driver della commercializzazione e quindi della decisione su cosa mantenere e valorizzare e cosa abbandonare. Ma non si può lasciare tutto alle sole preferenze del consumatore, poiché le sue scelte non sono sempre accompagnate da un adeguato livello di informazione. Oltre a tutto, le scelte dei consumatori impattano anche sul benessere degli imprenditori agrari, siano essi agricoltori o allevatori. Questi, infatti, sono in continuo bilico fra le pressioni del mercato, le esigenze etiche, le scelte politiche, le regolamentazioni locali, nazionali o sovranazionali e la necessità di trarre un giusto reddito dalle loro produzioni. A volte, le pressioni sui prezzi o delle regolamentazioni, gravano al punto tale che il reddito degli imprenditori è compromesso, tanto da porre un rischio sull’intero territorio rurale e di conseguenza anche sulla salute dell’ambiente e dei consumatori stessi.
Occorre quindi analizzare e informare i consumatori sulla sostenibilità delle diete alimentari, basandosi su indicatori oggettivi, quali per esempio il consumo di acqua o la produzione di anidride carbonica, che gravano su un tipo di alimentazione in confronto a un altro. Insomma, occorre fare attenzione e non lasciarsi affascinare da modelli dietetici “ideologici” o “di moda”, ma costruire attraverso questi indicatori un bagaglio di strumenti che ci consentano di orientare consapevolmente le nostre scelte alimentari. E in questo l’informatica è un grande aiuto. Sicuramente ci sono modelli dietetici diversi e validi per differenti strati della popolazione o differenti popoli o religioni. Non importa quale scelta “dietetica” il consumatore faccia, l’importante è che la sua dieta sia estremamente ricca di biodiversità. Infatti, ogni specie, ogni varietà, è in grado di apportare specifici elementi nutritivi che non sono presenti in maniera altrettanto significativa nelle altre varietà. Quindi, la chiave del benessere non è solo mangiare quante più specie differenti, ma per ciascuna specie non limitarsi a una sola varietà. E questa educazione dev’essere portata nelle scuole per educare i consumatori di domani, ma soprattutto, dev’essere sostenuta da adeguate politiche che riportino l’agrobiodiversità al centro dell’attenzione dei decisori politici.

Un mondo che cambia, come quello in cui viviamo, sarà certamente in futuro un mondo diverso. Dobbiamo augurarci che sia anche bio-diverso.





Il 20 maggio al Conference Center di Milano Expo 2015, si svolgerà l’evento “Obesità quando, come e perché. Le cause gli effetti e i modi per contrastarla”, coordinato da Margherita Maffei e Amalia Gastaldelli, dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di di Pisa, e da Giovanni Pacini dell’Istituto di ingegneria biomedica del Cnr di Padova.

Al centro dell’incontro scientifico-divulgativo, un problema che non è soltanto estetico ma soprattutto medico e psicologico. I recenti dati epidemiologici sono allarmanti: sono quasi 2 miliardi le persone in sovrappeso e obese (circa il 39% degli adulti sopra i 18 anni) e 42 milioni i bambini obesi sotto i cinque anni. Inoltre, tale patologia colpisce in prevalenza le classi sociali più povere e meno istruite, poiché il cibo sano e ben bilanciato è, in genere, il più costoso.

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Dalla cucina opulenta dipinta nel Seicento da Vincenzo Campi al menù servito presso la base scientifica ‘Concordia’ in Antartide, dove le temperature in inverno toccano – 80°, dalla gastronomia molecolare alle ricette proposte dalla web parodia ‘Cotto&frullato’, fino al pesce cotto in lavatrice. Sono alcuni momenti in programma a “Dal quadro al piatto”, cinque visite guidate-conferenze che si terranno, una al mese (21 maggio, 25 giugno, 16 luglio, 17 settembre, 15 ottobre, dalle 9.30 alle 13.00) presso la Pinacoteca di Brera a Milano per Expo 2015.

Il progetto dell’Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, a cura della giornalista e storica dell’arte Sandra Fiore, è promosso dal Dipartimento di Scienze bio-agroalimentari del Cnr in partnership con la Pinacoteca Brera, la partecipazione di Rigoni di Asiago, la collaborazione di ‘Fondaco comunicare con l’arte’ e ‘Amici di Brera’.

Per ogni incontro, la direttrice del Polo museale regionale della Lombardia Sandrina Bandera, presenterà alcuni capolavori pittorici con soggetti alimentari - Campi, Veronese, Tiziano, Caravaggio - a partire dai quali ricercatori, giornalisti ed esperti dibatteranno di junk food, intolleranze, innovazione agraria, ‘tavola’ nel cinema e come luogo relazione sociale.
Gli incontri termineranno con una degustazione. La manifestazione intende sensibilizzare l'ampio pubblico, soprattutto le nuove generazioni, al patrimonio culturale e alle tradizioni gastronomiche, elementi che costituiscono una ricchezza per il nostro Paese. Tali risorse per essere apprezzate devono essere conosciute, soprattutto dai più giovani.


I capolavori della pinacoteca di Brera rappresentano una documentazione straordinaria per comprendere come si evoluta la biodiversità, per osservare specie vegetali e animali in via di estinzione a causa della omologazione del mercato nel comparto agroalimentare, per dibattere di temi di attualità scientifica. Tali dipinti antichi si prestano ad una disamina non solo artistica, ma anche scientifica.

Giovedì 21 maggio 2015
  • Ore 10.00 Saluti:
    Sandrina Bandera, direttore del Polo museale regionale della Lombardia
    Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio agroalimentari del Cnr
    Enrico Bressan presidente  di ‘Fondaco. Comunicare con l’arte’
    Sandra Fiore, storica dell’arte e giornalista ufficio stampa del Cnr
     
  • 10.30 -12.00 conferenza dibattito
    Luce, suoni, odori legati all’alimentazione e alla vita rurale,
    Sandrina Bandera, direttore del Polo museale regionale della Lombardia Cibo povero, ricco e junk: qualità e gusto a confronto,
    Maria Grazia Volpe, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr
    Piatto freddo’: il menù della base scientifica ‘Concordia’ in Antartide,
    Paolo Loprete, Asl Milano e Corrado Leone, Dipartimento scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr. Collegamento streaming con la base Concordia
    ‘Cotto e frullato’, web parodia delle trasmissioni di cucina,
    Maurizio Merluzzo e Paolo Cellammare
Modera: Marco Ferrazzoli, giornalista, capo ufficio stampa del Cnr
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Sarà presentato il 27 maggio prossimo all’Expò di Milano, durante il convegno “La sfida dei sistemi tecnologici: la tracciabilità della filiera vite-vino”, “Certificazione genetica del vino di origine siciliana”, il rivoluzionario progetto messo a punto da un team di ricercatori dell’Istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR di Palermo e della società di ricerca e sviluppo Bionat Italia Srl, anch’essa di Palermo, che, attraverso l’identificazione genetica delle sequenze dei vitigni, e il confronto con ciò che è riportato nelle etichette delle bottiglie, permetterà di tracciare con certezza il prodotto, con poche gocce di vino e in soli trenta minuti, tutelando così produttori e consumatori da ingannevoli informazioni.
Ciò servirà a proteggere il vino dalle contraffazioni e a riscoprire e valorizzare i vitigni tipici siciliani.
Si tratta di una tecnica che rivoluziona il criterio delle certificazioni ‘Doc’, ‘Dop’ o ‘Igp’, che lasciano ampi margini di discrezionalità, poiché si basano solo sul controllo dei processi di produzione.


Il CNR e Bionat Italia hanno già intrapreso studi nel settore della tracciabilità dei prodotti agroalimentari, contribuendo così a far riscoprire varietà minori di interesse locale, dimenticate dai mercati.

Questa ricerca, realizzata nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Siciliana, rappresenta un progresso in continua crescita.

“La caratterizzazione genetica, spiega il responsabile del CNR/IBBR Palermo, Francesco Carimi, attraverso analisi molecolari permette di individuare in maniera definitiva i vitigni utilizzati nella vinificazione, rilevando subito la presenza di eventuali adulterazioni”.

“Il vino è storia, cultura, racconto del territorio, continua Carimi, attraverso le nostre analisi spesso riusciamo a coniugare l’obiettivo della tracciabilità con il riconoscimento, o la riscoperta, di vitigni tipici da valorizzare e da tutelare, ad esempio consultando testi antichi, o ascoltando i racconti di vecchi contadini, la vera ‘memoria storica’ del nostro Paese”.



Hanno aderito al progetto cinque cantine siciliane, dove è possibile reperire i vini ‘certificati geneticamente’.
Bionat Italia, grazie ai risultati ottenuti, realizzerà e commercializzerà strumenti e kit portatili, semplici da utilizzare, per sottoporre il vino al test del Dna, stabilirne con certezza l’origine e contribuire così alla valorizzazione delle produzioni vitivinicole di qualità.




Grazie a questo progetto è stato realizzato un nuovo marchio di qualità, fondato su metodi scientifici e innovativi, in grado di certificare l'autenticità del prodotto, del territorio di origine e dei lieviti per la fermentazione alcolica.

Il convegno del prossimo 27 maggio sarà uno dei 24 eventi che il CNR, in qualità di consulente scientifico del Padiglione Italia a Expò 2015, presenterà insieme a Bionat Italia s.r.l. per comunicare al vasto pubblico internazionale gli eccellenti risultati ottenuti attraverso le scoperte scientifiche, realizzate soprattutto in relazione al tema principale della mostra universale: "Nutrire il pianeta, energia per la vita".



Il 27 maggio prossimo all’Expò di Milano sarà presentato dal CNR un prototipo in grado di misurare alcuni parametri fisici e chimici caratterizzanti l’aroma del vino.
Tra le sfide tecnologiche degli ultimi 20 anni vi è quella della tracciabilità dei cibi a conclusione del processo produttivo, attraverso l’uso di sensori in grado di fornire informazioni all’utente, in tempo reale, relative alla loro qualità e alle loro proprietà organolettiche.

Esiste la dieta mediterranea? 
Med Diet EXPO 2015: è tempo di agire! Coordina Mauro Gamboni del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Disba-Cnr)

Il 14 Maggio 2015, all’Expo Convention Center, si terrà un Forum Internazionale per lanciare “The Med Diet Expol 2015 call: time to act”, che sarà presentata dal Segretario Generale del CIHEAM, Cosimo Lacirignola, con la partecipazione dei Vertici degli Enti organizzatori.
 In linea con il tema di Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta Energia per la Vita”, lo scopo della manifestazione è quello di riproporre la Dieta mediterranea come modello sostenibile, riducendo i crescenti cambiamenti dei comportamenti alimentari, in particolare nell’area del Mediterraneo.

L'obiettivo della CALL è quello di favorire un più ampio consenso tra tutti i partecipanti sulla necessità di sviluppare nuove strategie, azioni e soluzioni in grado di rivitalizzare la Dieta Mediterranea come modello alimentare sostenibile contemporaneo. Concluderà i lavori Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali.

Il programma vuole definire il futuro della Dieta Mediterranea in un contesto di progressiva contaminazione delle culture gastronomiche a livello globale. Si impone la necessità di una rilettura interdisciplinare delle politiche agro-alimentari e della Dieta Mediterranea quale patrimonio culturale dell’Umanità, da salvaguardare, rivitalizzare e trasmettere alle presenti e future generazioni.
L'evento è svolto in collaborazione con SapiExpo e il Ciiscam.

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20 Maggio 2015 ore 14.30
Conference Center Expo Milano 2015
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L’obesità e il sovrappeso interessano circa 2 miliardi di persone nel mondo, pari al 39% della popolazione con più di 18 anni. Non meno preoccupante è la situazione tra i giovanissimi: ben 42 milioni sono i bambini con meno di 5 anni obesi. Anche nel nostro Paese i dati sono allarmanti, con il 33% degli adulti obesi, percentuale che sale al 49% in Campania. Una problematica importante, quindi, che non poteva mancare all’interno dell’Expo 2015, il cui tema guida è ‘Nutrire il pianeta. Energia per la vita’.
L’evento, promosso dal Dipartimento di Scienze Biomediche del CNR e condotto dallo showman Roberto Ciufoli, tratta l’obesità nei suoi diversi aspetti, per permettere all’ampio pubblico di comprendere meglio il problema e riuscire così ad affrontarlo correttamente.

Innanzitutto, viene spiegato come, grazie a un semplice calcolo che prende in considerazione il peso e l’altezza, sia possibile stabilire se una persona è in sovrappeso. Si parla poi del meccanismo che provoca l’aumento di peso, introducendo il concetto di bilancio energetico e illustrando il ruolo fondamentale svolto dal grasso che, mediante la produzione di varie sostanze, tra cui la leptina, “dialoga” con il cervello, provocando il senso di fame o di sazietà. Questo sistema risulta però compromesso negli obesi, condizionati da un rapporto alterato con il cibo, percepito come fonte di piacere e di gratificazione psicologica.

Nel corso dell’appuntamento si evidenzia anche come esistano vari tipi di obesità e come la differente distribuzione del grasso determini disturbi diversi: dal diabete alle malattie cardiovascolari dall’ictus ad alcuni tipi di tumori. Si illustrano inoltre gli effetti del sovrappeso nelle diverse fasce di età, con una particolare attenzione ai più giovani, e si forniscono consigli per prevenire e combattere l’accumulo di grasso. Non manca, infine, un excursus storico che evidenzia come, malgrado esistesse anche prima, l’obesità sia stata percepita come un problema di salute solo negli anni ’50.

Programma dell'evento:

1. Obesità: un’epidemia - Rosalba Giacco (ISA-CNR, Avellino)
2. Il peso corporeo e la storia dell’uomo - Ferruccio Santini (Università di Pisa)
3. Il ruolo del cervello nel mantenimento del peso corporeo - Margherita Maffei e Maria Angela Guzzardi (IFC-CNR, Centro Obesità, Pisa)
4. Obesità: non è solo fame - Esmeralda Capristo (Università Cattolica, Roma)
5. Non tutti i tipi di grasso sono uguali - Amalia Gastaldelli (IFC-CNR, Pisa)
6. Obesità: una parola, tanti problemi - Antonio Pontiroli (Università di Milano)
7. Il peso corporeo nel rapporto madre/bambino - Patricia Iozzo (IFC-CNR Pisa)
8. Obesità e invecchiamento - Stefania Maggi (IN-CNR, Padova).
9. Obesità: la prevenzione negli adulti - Monica Nannipieri (Università di Pisa)
10. Obesità: la prevenzione nei bambini - Margherita Caroli (ASL Brindisi)

Interverranno i presidenti delle Società Scientifiche Italiane per lo Studio del Diabete (SID), Obesità (SIO) e Chirurgia dell’Obesità (SICOB), e il rappresentante della Società Europea per lo Studio dell'Obesità (EASO): Enzo Bonora, Paolo Sbraccia, Nicola Di Lorenzo, Roberto Vettor.

Con la partecipazione di FederAlimentare, e il patrocinio delle società scientifiche SID, SIO, SICOB, EASO


Dalla cucina opulenta dipinta nel Seicento da Vincenzo Campi, al menù servito presso la base scientifica "Concordia" in Antartide; dalla gastronomia molecolare alle ricette proposte dalla web parodia Cotto&frullato, fino al pesce cotto in lavatrice. Sono alcuni momenti in programma a Dal quadro al piatto, il progetto dell’Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, a cura della giornalista e storica dell’arte Sandra Fiore, promosso dal Dipartimento di Scienze bio-agroalimentari del Cnr in partnership con la Pinacoteca Brera, la partecipazione di Rigoni di Asiago, la collaborazione di Fondaco comunicare con l’arte e Amici di Brera.

Vincenzo Campi

Cinque conferenze e visite guidate che si terranno una volta al mese, da maggio a ottobre, presso la Pinacoteca di Brera a Milano per Expo 2015.

21 maggio: PROFUMI DA UNA CUCINA - Vincenzo Campi, Cucina
25 giugno: I SAPORI DELLA TERRA - Vincenzo Campi, La fruttivendola
16 luglio: LA VITA DEGLI ALIMENTI - Vincenzo Campi, I pescivendoli, I pollivendoli
17 settembre: IL CONVIVIO: TRA METAFORA E REALTA' - Paolo Veronese, Cena in casa di Simone; Caravaggio, Cena in Emmaus
15 ottobre: SIAMO CIO' CHE MANGIAMO - Tiziano, San Gerolamo

Veronese

Per ogni incontro, la direttrice del Polo museale regionale della Lombardia Sandrina Bandera presenterà alcuni capolavori pittorici con soggetti alimentari. La manifestazione vuole sensibilizzare l'ampio pubblico al patrimonio culturale e alle tradizioni gastronomiche, elementi che costituiscono una ricchezza per il nostro Paese. Tali risorse per essere apprezzate devono essere conosciute, soprattutto dai più giovani.

I capolavori della pinacoteca di Brera rappresentano una documentazione straordinaria per comprendere come si evoluta la biodiversità, per osservare specie vegetali e animali in via di estinzione a causa della omologazione del mercato nel comparto agroalimentare, per dibattere di temi di attualità scientifica. Tali dipinti antichi si prestano ad una disamina non solo artistica, ma anche scientifica.

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I prodotti tipici: una contraddizione
o una speranza per l'agricoltura e il
Made in Italy agroalimentare?

6 Maggio, 2015
Cascina Triulza - Padiglione Società Civile - Milano
Coordinatore: Andrea Scaloni
Istituto per il sistema produzione
animale in ambiente Mediterraneo
(ISPAAM)

Twitter: @tech2food
Hastag: #VivaioRicerca #foodMIT


Un mondo (bio)diverso:
L'agrobiodiversità in un mondo che cambia
 
6 Maggio, 2015
Cascina Triulza - Padiglione Società Civile - Milano
Coordinatore: Domenico Pignone
Istituto di Bioscienze e Biorisorse (IBBR)

 Twitter: @mondoBioDiverso
Hastag: #VivaioRicerca #mondobiodiverso

Nel 1900, tre scienziati, Hugo de Vries, Carl Correns e Erich von Tschermak-Seysenegg, lavorando sulla ibridazione delle piante giunsero alle conclusioni cui era giunto un oscuro monaco ceco 35 anni prima, ma le cui osservazioni erano rimaste pressoché sconosciute. Il nome del monaco era Gregor Johann Mendel. La scoperta delle leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari, rese possibile un salto di passo nel miglioramento genetico delle piante e l’introduzione mirata di caratteristiche genetiche desiderate. La nuova scienza, definita “genetica”, nel corso di poco più di 20 anni consentì di superare l’aleatorietà degli approcci empirici fino ad allora utilizzati.
Nel frattempo, attorno al 1900, un giovane agronomo marchigiano, nato vicino Macerata e che aveva studiato agronomia a Napoli e Pisa e che si chiamava Nazareno Strampelli, sperimentava con due genotipi di frumento, il Rieti ed il Noè, tentando di creare una nuova varietà che resistesse all’allettamento e ai funghi patogeni. Non ebbe il successo sperato poiché non conosceva gli studi di Mendel, non ancora noti alla comunità scientifica. Nel 1903 il Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio istituì una cattedra ambulante sperimentale di Granicoltura a Rieti e Strampelli ne divenne titolare. Iniziava così un periodo pionieristico del miglioramento genetico del frumento che avrebbe portato Strampelli a diventare il miglioratore genetico più famoso del tempo. A partire dagli anni ’20 del XX secolo, Strampelli, che aveva ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, dava vita a un istituto nazionale di cerealicoltura che esiste ancora oggi seppure con una nuova denominazione.
A Strampelli si deve il soddisfacimento totale del fabbisogno nazionale di frumento negli anni ‘30, risultato che anticipava di alcuni decenni la rivoluzione verde di Borlaugh (Premio Nobel) che si è di fatto basata sugli studi e le esperienze di Strampelli. Il suo contributo alla “battaglia del grano” gli fruttò onori e la carica di Senatore. Ci ha lasciato, tra l’altro, in eredità il “Senatore Cappelli”, una varietà di frumento duro ancora oggi apprezzatissima dai consumatori.
Negli stessi anni ’20, nella Russia nata dalla rivoluzione un altro giovane agronomo Nicolai Vavilov, fu incaricato di incrementare sensibilmente la produzione di frumento della Russia sovietica. Visitando le immense distese di quel Paese che si estendeva dal Mar Baltico, al Mar Nero e alle montagne del Caucaso, Vavilov notò che le piante di differenti aree del Paese fossero molto diverse tra loro. Vavilov, notò che avvicinandosi al Caucaso la diversità delle varietà aumentava, mentre al Nord essa praticamente scompariva. Immaginò, quindi, che il frumento si fosse originato al sud e che l’adattamento ai climi freddi del nord avesse determinato una selezione dei pochi genotipi idonei a quelle estreme condizioni. Attraverso viaggi successivi, Vavilov giunse ad individuare le zone dove le piante coltivate si erano originate. Chiamò queste zone “centri di origine”. Oggi, gli studi condotti con gli strumenti della genetica molecolare, confermano sostanzialmente la sua intuizione. Facendo ricorso a tutta la variabilità osservata, e basandosi sulle esperienze di Strampelli, Vavilov poté costituire nuove varietà di frumento che diedero alla Russia un importante contributo per l’aumento delle produzioni cerealicole.
Nel 1925, a San Pietroburgo, egli fondò un istituto per conservare tutti i differenti campioni che nelle sue esplorazioni raccoglieva, affinché essi potessero essere la base del futuro miglioramento genetico del frumento. Nasceva così il primo gene bank al mondo, ancora oggi esistente. Dopo la seconda guerra mondiale prese vita il cosiddetto “Movimento delle Risorse Genetiche”, una corrente di pensiero che urgeva i governi nazionali a dotarsi di gene banks per regioni geografiche ampie al fine di contrastare la perdita di germoplasma che la rivoluzione verde di Borlaugh aveva involontariamente innescato, come conseguenza della sostituzione delle antiche varietà tradizionali con quelle moderne.
Nel 1969, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, dietro proposta del Prof. Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, prima cattedra di Genetica Agraria in Italia, decise l’istituzione a Bari di un “Laboratorio del Germoplasma” che avrebbe dovuto ospitare le risorse genetiche agrarie provenienti dal bacino del Mediterraneo. L’Istituto fu fondato nel 1970 e in oltre quaranta anni di attività ha raccolto più di 56000 campioni di varie specie, principalmente dal Mediterraneo ed Africa Orientale. Circa la metà di questi campioni è costituita da cereali. Oggi il vecchio Laboratorio del Germoplasma è confluito in un grande istituto nazionale del CNR, l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse.
Se oggi il cibo che mangiamo è di elevata qualità nutrizionale e libero da tossine, se possiamo vantarci di aver raggiunto, e superato, la sufficienza alimentare, se possiamo avere a disposizione cibo per tutti i gusti e tutte le inclinazioni alimentari, lo dobbiamo a quel monaco che tra le mura di un convento incrociava piselli di diverse forme e colori per cercare di comprendere attraverso quali leggi si trasmettessero i caratteri osservati. Sicuramente quel monaco non pensava di diventare uno scienziato famoso, altrimenti le sue scoperte non sarebbero restate ignote per tanti anni. Probabilmente la sua motivazione era religiosa, ovvero cercare di comprendere il disegno di Dio. Questo dimostra che per arrivare a una vera conoscenza dei fenomeni naturali non ci si può basare su una sola disciplina e che la vera conoscenza si raggiunge solo quando diverse expertise, esperienze e discipline collaborano per comprendere le leggi che regolano questo complesso mondo biodiverso.